L'Ora Siciliana

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L’eccidio di Fantina 2

Eccidio di Fantina

Nella foto il il luogo dove avvenne l’eccidio

Il sabaudo De Villata, iena assetata di sangue,
gridò: «Meritate solo piombo nello stomaco!»
[Parte Seconda]

di Angelo Severino ©


A nulla valsero le grida e le proteste dei condannati alla fucilazione per aver riconosciuto almeno il diritto di un processo. A nulla valsero le suppliche del sergente dei bersaglieri Costante Bianchi di Graffignana per poter almeno scrivere due righe alla madre prima di essere giustiziato. Negandogli il permesso, il maggiore piemontese Giuseppe De Villata urlò: «Ai briganti non va concesso niente! Meritate solo piombo nello stomaco!». E poi ancora schiaffeggiò fortemente il bersagliere Giovanni Botteri di Parma che in questo sbigottimento teneva ancora il mozzo di un sigaro in bocca, facendoglielo cadere a terra.

Senza alcuna pietà, il vile De Villata negò anche al caporale dei bersaglieri Giovanni Balestra di Roma di scrivere alla propria madre prima di essere giustiziato. Il giovane bersagliere lo aveva supplicato con queste parole: «Io non sono né traditore né brigante. Ho solo seguito Garibaldi perché Vittorio Emanuele fosse re d’Italia in Campidoglio».

Per la tanta paura, non riuscì ad aprir bocca un certo Grazioli di Milano che non era un militare ma che fu trattato come se lo fosse, sol perché trovato con le piume da bersagliere sul cappello e per questo doveva essere fucilato. Fucilati furono anche i giovani bersaglieri Giovanni Pensieri di Pavia, Giovanni Ceretti di Rovigo e Della Morna.

Il garibaldino Augusto Cesasini di Parma, riuscendoci, cercò di salvarsi la vita con queste parole: «Io non sono un soldato ma un vivandiere dei bersaglieri; li seguivo vendendo acquavite e sigari per guadagnarmi un pezzo di pane. Mi sono presentato sperando che come militare sarei stato meglio accolto. Ma non sono un militare. Io non temo la morte, ma voi forse un giorno vi pentirete di aver assassinato un innocente».




Allontanatosi dai dichiarati disertori, Cerasini sentì lo scoppio dei fucili sparare sui commilitoni e li vide stramazzare a terra. Pur colpito due volte ala braccio, il giovane Botteri era ancora in vita ma, perché svenuto e per la quantità di sangue vicino a lui, fu creduto defunto e rimase tutta la notte vicino ai suoi compagni fucilati. Il vile piemontese sabaudo De Villata, avendo sentito in lontananza qualcuno che si lamentava e chiedeva aiuto, preceduto da un soldato con la lanterna accesa e accompagnato dal medico del battaglione, si mise a perlustrare la zona per vedere se fra i cespugli vi fossero altri disertori nascosti.

Uditi i gemiti e scoperto dove Bianchi era nascosto, come una iena assetata di sangue, ordinò che lo si uccidesse. Inutile furono i tentativi, anche da parte del medico, per salvargli la vita. Venti fucilieri gli spararono a bruciapelo “tanto che la testa – come scrive Giuseppe Bennici nel suo libro – rimase abbruciata e sfigurata in guisa da parere un decollato”.

Ma la crudeltà fu tanta anche dopo l’eccidio. L’implacabile criminale De Villata ordinò che i morti fossero spogliati perché li voleva bruciare dicendo che «le ceneri dei traditori meritano di essere disperse ai quattro venti». Al quel malvagio proponimento si opposero gli abitanti della zona che mandarono il sindaco a supplicare la iena sabauda affinché i cadaveri fossero cristianamente sepolti in una chiesa. Fu un’impresa molto difficile ma «alla fine si è tolto – come esclamò un testimone – il piacere a quel mostro di vedere abbruciare quelle gloriose salme». I garibaldini, dopo che le loro salme furono comprate per essere tolte ai piemontesi, ebbero così degna sepoltura sotto il sagrato della chiesa Maria SS. Della Provvidenza.

Nella terza parte considereremo la reazione del governo italiano dell’epoca messo davanti a un simile misfatto e vedremo le conseguenze su De Villata per questa sua bravata siciliana.

Ai giorni nostri, vivendo nell’era dell’informazione, è possibile e doveroso riscrivere e meglio divulgare quella parte di storia che ci è stata nascosta o alterata. Bisogna procedere al recupero della memoria storica del Popolo Siciliano per bloccare ulteriori tentativi di manipolazione culturale e per riacquistare quella dignità di Nazione andata perduta o sminuita dal 1860, anno in cui l’Isola fu ridotta in colonia di sfruttamento piemontese. Occorre quindi conoscere il passato per comprendere meglio il presente.
[ 2 continua ]

[ Parte Prima ] – Giustiziati a Fantina da soldati piemontesi
[ Parte Seconda ] – Il sabaudo De Villata, iena assetata di sangue
[ Parte Terza ] – De Villata “una perla di ufficiale” promosso colonnello

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