L'Ora Siciliana

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Ricerca storica

L’eccidio di Fantina 3

Camera dei Deputati del Regno d'Italia

Nella foto la prima sede a Torino della Camera dei Deputati del Regno d’Italia

De Villata “una perla di ufficiale”
promosso colonnello per l’eccidio di Fantina
[Parte Terza]

di Angelo Severino ©


A divulgare pubblicamente per primo la notizia dell’infame misfatto piemontese consumatosi il 3 settembre 1862 a Fantina fu, come si è detto, un giornale di Genova nella primavera del 1865. Ma già il 25 novembre dello stesso anno in cui si verificò l’episodio, se n’era discusso alla Camera dei deputati del Regno d’Italia.

Giovanni Nicotera affermò che “un giorno a Fantina si presentano sette garibaldini, sette uomini vestiti colla camicia rossa. L’ufficiale [Giuseppe De Villata] che era a Fantina li crede disertori e ordina la fucilazione. Due di questi disgraziati gridano, protestano, dicono: noi non siamo disertori. Ma non si sente ragione, sono fucilati tutti e sette. Dopo la fucilazione si verifica che veramente due non erano disertori”.

E molto amareggiato continuò dicendo ai colleghi deputati: “Quando è arrestato un disertore, deve essere sottoposto al Consiglio di guerra. Verificato se è o non è disertore, e risultando disertore si fucila. Ebbene, neppure questo si è fatto”.

La stampa liberale italiana nell’estate del 1865 preparò una massiccia campagna per denunciare che a Fantina, nel Messinese, erano stati uccisi sette garibaldini, presunti disertori, catturati disarmati e senza che ci fosse stato un doveroso processo. “Senza processo e senza condanna – si scrisse – non potevano essere fucilati e comunque, prima dell’esecuzione della sentenza, si doveva fare appello alla grazia del Re per sapere se doveva eseguirsi o soprassedere”.

In sostanza la tesi era questa: se il maggiore piemontese De Villata aveva fatto fucilare sette persone senza che un tribunale di guerra le avesse processato, allora egli era un assassino perché aveva violato la legge e il codice penale militare che doveva conoscere. Promise di pubblicare documenti che lo discolpassero, ma non lo fece mai.




Critiche furono mosse anche al generale Cialdini che il 31 agosto 1862 con il suo decreto, considerato folle e illegittimo, aveva messo i garibaldini non catturati ad Aspromonte allo stesso livello dei briganti e che, se non si fossero presentati entro cinque giorni, sarebbero stati giustiziati come disertori.

Per la Sicilia e per le regioni del sud, conquistate militarmente, invase senza alcuna dichiarazione di guerra, fu la fine della propria identità. Le popolazioni cominciavano a mormorare: “Stavamo meglio, quando stavamo peggio!”. Da un’Italia unita esse si aspettavano giustizia per quanto avevano subito durante l’occupazione dall’armata anglo-piemontese-garibaldina. A Fantina, come nel nostro caso, faceva rabbia sapere che il criminale De Villata, la iena assetata di sangue umano, passeggiasse impunito lungo le vie delle città italiane.

Si aspettava giustizia dal governo italiano e il risultato fu che il ministro della guerra Petitti, prendendo le difese di De Villata, con un regio decreto lo promosse prima a tenente colonnello nel I° Reggimento fanteria e successivamente a colonnello.

La Gazzetta Ufficiale del 9 agosto 1865 chiuse definitivamente il caso Fantina pubblicando che De Villata era “una perla di ufficiale che aveva agito per ordine dei superiori e che il governo si assumeva la responsabilità di quanto egli aveva fatto”.

Ricordare per non dimenticare. Vogliamo ricordare anche l’eccidio di Fantina per non dimenticare come cominciò la nuova Italia unita dopo che i garibaldesi avevano invaso, senza alcuna dichiarazione di guerra, un Regno legittimo, sovrano e indipendente provocandone l’annessione a un altro, con notevoli danni morali, civili ed economici per le popolazioni del mezzogiorno.
[ 3 fine ]

[ Parte Prima ] – Giustiziati a Fantina da soldati piemontesi
[ Parte Seconda ] – Il sabaudo De Villata, iena assetata di sangue
[ Parte Terza ] – De Villata “una perla di ufficiale” promosso colonnello

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2 commenti a “ L’eccidio di Fantina 3 ”

  1. Enzo Colarusso ha detto:

    L’esempio di Fantina è facilmente confrontabile con altre mattanze perpetrate dal Regio Esercito piemontese una volta appropriatosi del meridione. A Casalduni e Castelpoto militari in divisa si resero responsabili il 14 agosto del 1861 di una mattanza tra le più feroci in assoluto. Più di duemila morti in due giorni di sangue. La storia, presumo, la conosciate così come il fatto che il responsabile di quel genocidio, il colonnello Eleonoro Negri non abbia mai pagato per i crimini commessi. Fu dopo le sue gesta da vile e da assassino anche sindaco di Milano e senatore del Regno. La pazienza e la memoria storica di quanti non hanno accettato la cancellazione della memoria ha permesso che ogni anno si commemorassero quei fatti. Anche la città di Vicenza, patria del boia di Castelpoto, interviene con una sua delegazione in segno di pentimento per quello che ha fatto un suo concittadino.

  2. Telesforo Boldrini ha detto:

    Da docente distoria posso confermare che l’episodio è vero fin nei dettagli,ma non bisogna stupirsi era un po’ il modo di procedere di casa Savoia con tutti. Cito due episodi che dan l’idea: nel 1849 Genova insorse rivendicando la libertà dell’aantica Repubblica, Cialdini fece bombardare i quartieri resindenziali fino alla resa. NB Radesky un anno prima avendo a disposizione il parco pesante di a del castello rifiutò durante le Cinque Giornate di bombardare Milano dicendo che preferisco perdere una cottà che distruggerla. Sempre a Milano nel 1998 il Gnerale Bava Beccaris ordinò di sparare in Piazza Velaquez ad una fila di barboni in fila per prendere la minestra dei frati. L’indignazione per il massacro fece insorgere la città e il generale venne decorato da Umberto II per aver represso nel sangue la rivolta.

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