L'Ora Siciliana

Cultura, politica, storia (e controstoria) di Sicilia.



Madonna del 2 luglio a Enna. Il culto moderno a Demétra

La Madonna del 2 luglio, patrona della città di Enna.
Il culto moderno a Demétra “cristianizzata”

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Pubblichiamo un estratto del libro di Angelo Severino
“La verità sulla Torre ottagonale di Enna”
Il testo integrale è disponibile su www.torredienna.it
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La Madonna a Enna si festeggia il 2 luglio. Ai tempi in cui i Siculi dal centro Italia vennero in Sicilia (intorno al 1036 a.C.) nell’Isola si adorava la “Gran dea Madre”, conosciuta come la “Regina di Sicilia”, che aveva il suo centro principale di adorazione a Enna.

Dopo la pesante sconfitta subìta dai Siculi da parte di Siracusa nel 440 a.C. e la distruzione di Trinakie, anche Enna era diventata colonia siracusana e la stessa Gran dea Madre fu chiamata con il nuovo nome di Demètra dal greco Δη (De = Terra) e μήτηρ (mēter = Madre). Ma non solo. Essa fu oggetto anche di un tentato “trasferimento di sede”. I vincitori, infatti, avevano in cuore di spostare da Enna a Siracusa il centro di culto della dea. Non riuscendoci, ottennero che almeno lo si collegasse alla loro città.

La Gran dea Madre, la Vei sicula-etrusca, dopo essere stata “siculizzata”, fu “grecizzata” in Demétra, “romanizzata” in Cerere e infine “cristianizzata” nella Madonna cattolica. Nel 431, durante il Concilio d’Efeso, venne definitivamente condannato il culto pagano agli dei. Allo stesso tempo, fu approvato il culto a Maria e dato il titolo di “Madre di Do”, con il quale da quel momento in poi si onorerà la Vergine, fino a quel momento semplicemente “Madre di Gesù”. Era il preludio di un prossimo trasferimento religioso della figura di Demétra alla Madonna.

Ad Efeso, sotto l’imperatore Teodosio, si era già verificato, prima ancora del concilio, la sistematica distruzione dei templi, tra cui quello a Demétra. I pagani nulla potevano fare e guardavano impotenti quando i monaci, “gruppi esaltati di uomini vestiti di nero” (come li chiamò il retore Libanio), abbattevano e devastavano ogni tempio idolatra.

Per quanto ci riguarda, il concilio efesino consentì a sviluppare anche in Sicilia il culto della SS. Vergine a danno della pagana Demétra/Cerere. Gli antichi templi furono demoliti o trasformati in chiese cristiane, consacrate in massima parte alla venerazione della Madonna.

Da Cerere all’ennese Maria SS. Della Visitazione

Nel 1412 Demétra/Cerere “rimpatria”, come protettrice della città, a Enna, il luogo in cui la trovarono e la venerarono i Siculi nel 1036 a.C. e “si accasa” nella Chiesa Madre con il cattolicissimo nome di Madonna. È venerata il 2 luglio, dopo la mietitura, lo stesso giorno in cui gli antichi onoravano la dea pagana.

Da quell’anno a oggi, il culto a Maria Santissima della Visitazione e la stessa processione del fercolo per le vie cittadine hanno subìto diverse modifiche, adattandosi, di volta in volta, al cambiamento culturale-religioso generazionale del tempo.

Nella processione per le vie di Enna il fercolo di Maria SS. della Visitazione viene tutt’oggi portato a spalla da un centinaio di uomini scalzi. Come abbiamo appreso dal canonico Giuseppe Alessi, i confrati anticamente procedevano nudi ricoperti soltanto da un panno ai fianchi e questo era motivo di scandalo fra la popolazione femminile. Nei primi decenni dell’Ottocento, dopo inutili tentativi di far abolire questa usanza, finalmente si raggiunse un compromesso e si decise che i confrati si coprissero ma che rimanessero nudi soltanto nei piedi.

Dalla “Gran Madre della Terra” (venerata in tutto il mondo antico) alla “Vei” degli Etruschi, alla “Regina di Sicilia” dei Siculi, alla “Demétra” dei Greci, alla “Cerere” dei Romani e infine alla “Madonna” dei cristiani cattolici. Lo scorrere dei millenni sembrerebbe aver cambiato i nomi alla dea e le modalità di culto ma, in sostanza, tutto è rimasto immutato come ai tempi primordiali.

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