L'Ora Siciliana

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Pasquasia (Enna) e le sue maledette scorie

Le istituzioni internazionali hanno sempre tenuto la bocca chiusa e non hanno mai ufficializzato la presenza di scorie nucleari a Pasquasia.

Un inquietante intreccio di fatti e di smentite, di omertà e di depistaggi, di menzogne volute e di ignorante confusione. E intanto la gente muore di cancro.

di Angelo Severino ©

«Se dovesse corrispondere a verità la notizia che in quella miniera c’è un deposito di scorie radioattive, in quel luogo si starebbe consumando un crimine di Stato». Parole chiare, forti, consapevolmente pronunciate nel 1996 dal deputato nazionale Giuseppe Scozzari che aveva chiesto al Governo se era vera la notizia che la miniera di Pasquasia, a pochi chilometri da Enna, fosse stata trasformata in un deposito di scorie radioattive gestito da organizzazioni criminali senza alcun consenso formale.

Documenti attestano la presenza di scorie nucleari a Pasquasia

Se il materiale informativo che era stato diffuso a Washington nel gennaio 1995, durante una conferenza sulla gestione del combustibile nucleare esausto, fosse stato recepito nel modo giusto, molti interrogativi di Scozzari e della popolazione siciliana sui “misteri pasquasiaci” non sarebbero stati nemmeno sollevati. Viceversa, sarebbe stato possibile conoscere, ad esempio, che tutta la spinosa faccenda non era per niente gestita da organizzazioni criminali ma, al contrario, dalle stesse istituzioni europee.

Già nel 1991 un’associazione internazionale indipendente non governativa, che promuoveva attraverso meeting scientifici l’utilizzo del nucleare come fonte di energia, aveva compilato un documento con le 19 probabili aree mondiali sotterranee, dove ci sarebbe stata un giorno la possibilità di collocare in modo definitivo le scorie nucleari. L’ex miniera di Pasquasia era fin da allora inclusa nell’elenco per la particolare natura argillosa del suo sottosuolo.

Ritornando al documento ufficializzato a Washington nel gennaio 1995, il relatore non solo ci dà molte indicazioni utili in merito allo stoccaggio finale del combustibile esausto e incapsulato, ma anche precise direttive internazionali per quanto riguarda il nucleare.

«Ciò che ci occorre ora – si legge, tra l’altro, nel dossier – è l’idoneità dei depositi provvisori per custodire il combustibile esausto durante i primi 50 anni, dopo essere stato scaricato dai reattori. L’industria nucleare europea ha dimostrato di sapere gestire in maniera coerente i rifiuti nucleari, perché ha innanzitutto realizzato laboratori per la ricerca. Sicuramente, si agirà alla stessa maniera anche per la sistemazione definitiva del combustibile esausto e delle scorie di lunga durata».

Le centrali nucleari nell’area europea, nella prima metà degli anni Novanta erano 145 e fornivano circa 1.273 tU/annodi uranio naturale. «Nell’Europa occidentale ci sono – e su questo punto era stato imperniato il documento di Washington – una mezza dozzina di siti perfettamente funzionanti dove si depositano scorie di basso e medio livello».



È dal 1995 che le scorie sono nell’ex miniera di Pasquasia

Pasquasia risultava compresa anche in questo elenco. Quindi, nessun dubbio ma certezza assoluta sul suo futuro. L’ex miniera nel 1995 era già un deposito di scorie di medio livello. La cosa più inquietante è che nulla sia trapelato e che, con la popolazione tenuta all’oscuro, non ci sia stato alcun consenso popolare.

La Sicilia, ancora una volta, è stata trattata dall’Italia come una sua colonia. In Europa nel 1994 operavano ufficialmente in segreto sette laboratori sotterranei, con proprie precise tipologie differenti, «perfettamente funzionanti», dove si depositavano scorie di basso e medio livello e dove si stava sperimentando la possibile idonea condizione per collocarvi anche scorie di tipo di lunga durata, come avremo modo di parlarne nelle pagine intere del giornale.

[ scarica il giornale cartaceo intero di dicembre 2007 e di aprile 2008 ]

Sommario numero di dicembre 2007:

  • INTERVISTA IN ESCLUSIVA ALL’ON. UGO GRIMALDI che nel 1997 era Assessore al Territorio e Ambiente alla Regione Siciliana.
  • SOTTOPOSTA A DURI TEST, PASQUASIA LI HA SUPERATI TUTTI. Dichiarata idonea ad accogliere anche le scorie nucleari ad alta radioattività.
  • LA PAROLA D’ORDINE FU CHIUDERE PASQUASIA. Ecco come si consegnò la miniera agli esperti nucleari.
  • PASQUASIA DIECI E LODE! L’ex miniera ennese è stata scelta e “premiata” per la particolare formazione geologica del suo interno.
  • Quando il tacere diventa una colpa e il parlarne diventa un obbligo.
  • CONVIVERE CON LE SCORIE NUCLEARI. Oltre il danno anche la beffa.
  • «CI BATTEREMO PERCHE’ ENNA NON SIA UNA PATTUMIERA». Intervista a Pippo Scianò.

Sommario numero aprile 2008:

  • L’INCHIESTA SU PASQUASIA. Preoccupazione fra la popolazione ma silenzio assoluto dalle istituzioni.
  • PASQUASIA COME GORLEBEN IN GERMANIA. Al contrario dei tedeschi, noi però non sappiamo nulla.

≈ ≈ ≈

Sull’inchiesta fatta da L’Ora Siciliana nel dicembre 2007 su un possibile deposito di scorie nucleari a Pasquasia, se ne discusse anche alla Camera dei Deputati durante la seduta del 3 ottobre 2013. Ne riportiamo un passaggio (quello che ci riguarda):

[ leggilo in pdf ]

[ . . . ] «sul perché la miniera sia stata chiusa, in modo così repentino malgrado l’abbondanza di minerale, negli anni si sono sostenute due tesi contrapposte;

«una ipotesi, sosterrebbe che la chiusura sia avvenuta per consentire lo stoccaggio di rifiuti radioattivi, visti anche gli studi geologici fatti nel sito precedentemente la sua chiusura. Questa ipotesi fu sostenuta anche nel 2001 dal deputato Ugo Grimaldi, già Assessore al Territorio e all’Ambiente della Regione Siciliana nel 1997.

«Infatti in un’intervista fatta dal giornalista Angelo Severino, egli solleva la questione che all’interno della miniera si trovino scorie radioattive, visti anche i diversi tentativi di occultamento, quali il riempimento del pozzo grande (sfiatatoio profondo 1000 metri);

«inoltre, secondo il giornalista, la presenza di Cesio-137, che è stato rilevato nei dintorni della miniera, potrebbe essere dovuto ad “un inaspettato incidente nucleare verificatosi probabilmente intorno al 1995 durante una fase sperimentale di laboratorio da parte dell’ENEA.”;

«infatti è noto che l’ENEA, con il professore Enzo Farabegoli, avesse in precedenza studiato la fattibilità dello stoccaggio di scorie nucleari nel sito di Pasquasia, sito che era già stato censito come idoneo allo stoccaggio in una conferenza tenutasi a Washington, D.C. il 15-16 luglio 1989; la presenza del Cesio-137 nelle vicinanze di Pasquasia, venne riscontrata, dall’Usl nel 1997, “in concentrazione ben superiore alla norma”; [ . . . ]

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