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La strage di Bronte del 9 agosto 1860 [2]

La strage di Bronte

La strage di Bronte

«La Maronna mi fici ’a grazia,
mi la facissi puri vossia».
Ma Bixio ordinò: «Ammazzate questa canaglia»

di Alfonso Cerrati



[ Parte prima ]

L’invio di truppe locali al comando del colonnello Giuseppe Paulet riportò a Bronte una certa calma, ma non accontentò il console inglese e i proprietari terrieri del paese. Perciò Garibaldi, sollecitato da numerosi telegrammi, fu costretto a inviare il suo braccio destro, Nino Bixio, posto a capo di un contingente di truppe della masnada garibaldesca.

Il Bixio, che sino ad allora era solo conosciuto come trafficante di schiavi dall’Africa, giunse a Bronte con la sua truppaglia nella tarda serata del 5 agosto 1860 e occupò militarmente il paese mettendolo in stato di assedio. All’alba del 6 agosto seguente diede il via alla carneficina. La gente che aveva sperato tanto in Garibaldi dovette subire una spietata repressione e proprio dai garibaldeschi fu massacrata.

Dalle prime luci di una mattina afosa d’estate, e così per tre giorni di seguito, l’aspirazione di tante persone trafitte dalle baionette e dai colpi di fucileria di quei mercenari senza scrupoli annegò in un bagno di sangue. Quanti furono i morti? A nessuno venne in mente di contarli, tanto meno conveniva ai garibaldeschi, autori dell’eccidio. Bixio ebbe anche il tempo d’imporre una tassa di guerra di 10 onze l’ora fino alla regolare riorganizzazione del paese.

Indi, per dare una parvenza di legalità alla sua azione criminale, istituì un “tribunale speciale di guerra” in nome del re di Sardegna, Vittorio Emanuele II di Savoia. Giorno 8 agosto 1860, per mettere all’opera quel “tribunale”, fece arrestare e comparire davanti a esso cinque poveri disgraziati presi a caso. Il giorno successivo, alle ore 16, a carico delle persone arrestate si celebrò un processo farsa che durò quattro ore in tutto.




Gli imputati furono: l’avv. Nicolò Lombardo, che molto si era prodigato durante la sommossa per placare gli animi, Nunzio Samperi, detto Spiridione, Nunzio Longhitano, detto Longi, Nuccio Spitaleri e infine il “capolavoro” di Bixio, l’imputato eccellente Nunzio Ciraldo, detto Frajunco, lo scemo del paese. Frajunco era chiamato così da fra’ (frate) per il suo carattere mistico e bigotto e dalla parola junco (giunco, pianta che nasce presso i corsi d’acqua e nota per la sua mollezza) perché soggetto debole e psicolabile.

Alle ore 20 fu emessa la sentenza, sempre in nome e per conto del re savoiardo, tutti condannati alla pena di morte da eseguirsi con la fucilazione e con il “2° grado di pubblico esempio” da eseguirsi nel giorno stesso della sentenza. Ai condannati fu negato tutto, anche i conforti religiosi. Puntualmente la fucilazione fu eseguita nel Piano di San Vito a Bronte. Erano le ore 22 di martedì 9 agosto 1860.

Un terribile particolare: durante il processo, e dalla prigione al luogo della fucilazione, Frajunco, il povero idiota, fu il più sereno di tutti e ripeteva in cantilena «la Maronna m’avi a sarvari» (la Madonna mi deve salvare). Sorprendentemente, la scarica di fucileria non lo colpì. Egli allora gettatosi ai piedi di Bixio, gli gridò «la Maronna mi fici’ a grazia, mi la facissi puri vossia» (la Madonna mi ha fatto la grazia, mela faccia pure lei). Ma Bixio, infastidito, come risposta, ordinò seccamente a un tale “sergente” Niutti: «Ammazzate questa canaglia».

Il mattino seguente, il 10 agosto, come nulla fosse successo, l’ex boss della tratta dei negri lasciò Bronte con i suoi uomini e rientrò a Messina, trascinandosi con sé un centinaio di brontesi, fatti prigionieri, che poi furono giudicati e condannati dal “Consiglio di guerra di Messina”. Il Bixio, un autentico criminale di guerra, aveva “normalizzato” il centro etneo. Per riconoscenza, in seguito, le vie di mezz’Italia saranno intitolate al suo nome.

[ Pubblicato su L’Ora Siciliana n. 2 – Maggio 2015 ]

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8 commenti a “ La strage di Bronte del 9 agosto 1860 [2] ”

  1. Gioacchino ha detto:

    io continuo a dire che garibaldi era un mercenario come lo è stato napoleone,solo che garibaldi era stato allontanato dal regno sardo perché ritenuto eversivo, quale eroe , casomai ottimo delinquente ma tutto è stato messo a tacere la mia Sicilia è ancora terra d’Ammmore

  2. La Chicca ha detto:

    I garibaldini erano semplicemnte dei mercenenari, nè piu’ nè meno di cio’ che è oggi l’ISIS in Syria.
    Sarebbe dunque ora se non altro di rimuovere tutti i nomi delle piazze e delle vie dedicate a questi grandi criminali.

  3. Francesco ha detto:

    A quella di bronte bisogna aggiungere ad onor di storia, e per completezza dei fatti
    Anche la rivolta di alcara li fusi
    Ed anche in questo caso processo sommario
    Anche se i rivoltosi si erano illusi che i garibaldini portassero libertà “illusi”
    E fucilati a patti ………dopo la fucilazione arrivo’
    La grazia…….

  4. Clemente D'Agata ha detto:

    Mi scuso ma sono invitato ad aggiungere qualcosa. In effetti, con la repressione di Bronte, mentre l’avv. Lombardo gridava ” Sono innocente come Cristo”, la borghesia intendeva attuare quella “controrivoluzione” che, a scanso di equivoci, trasformava in “annessione”, mistificandolo, il processo popolare di spontanea adesione basato di speranze e giustizia. Nel quadro del malessere che seguì la nuova delusione mise radici il brigantaggio. Nel teatro della vita in Sicilia, nello spazio dell’ottocento che rivoluzionò la nostra vicenda socio economica, baroni, borghesi, mafiosi furono i commedianti e le marionette che gestirono il destino del nostro popolo e che, come dice il poeta, ” ‘nchiuvaru la Sicilia viva ‘nta cruci” o ” cu camina calatu torci la schina, sì’è un populu torci la storia “. Poiché il popolo siciliano, acquista lentamente coscienza dei propri diritti, non intese più ” torcere” la storia, la disputa divenne tragedia.

  5. giovanni schillaci ha detto:

    Cancelliamo dalle nostre città tutte le vie intitolate a questi predoni assassini,non più vie garibaldi o monumenti appartenenti ai savoia per chi non lo sapesse il ” re dei due mondi”in argentina fu condannato per furto di cavalli.

    1. Armando ha detto:

      sono d’accordo.

  6. Sabatino Martone ha detto:

    C’è poco da commentare. Il Risorgimento va letto all’incontrario. Una banda di predoni che assaltan ed invadono uno stato,ne macellano la popolazione. Niente di diversi da quella che hanno fatto in seguito nazisti e fascisti.

  7. gaspare cammarata ha detto:

    da bambino mi sono fatto la domanda garibaldi aveva mille supermam ho la storia ci racconta una grossa minchiata, perche’a calatafimi erano 11.000 E BENE ARMATI.

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