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La Festa (o la strage) islamica del Sacrificio

La Festa del Sacrificio

La Festa islamica del Sacrificio

Differenza fra la Pasqua Cristiana
e la Festa islamica del Sacrificio

di Angelo Severino ©

La Festa islamica del Sacrificio. Dal 21 al 25 agosto 2018 anche in Italia sono stati crudelmente sgozzati e lasciati morire lentamente, prima di essere macellati e cucinati, migliaia di animali fra montoni, pecore, capre e bovini. La data varia di anno in anno, in quanto il calendario islamico è basato su quello lunare e non su quello solare. Cade in corrispondenza del 10mo giorno del mese dell’Hajj, cioè il pellegrinaggio alla Mecca.

È la “FESTA DEL SACRIFICIO”, la ‘Id al-Adha, durante la quale i musulmani di tutto il mondo ricordano l’olocausto di Abramo che sacrificò a Dio un montone anziché il figlio Isacco. Questa festa islamica ricorda un po’ la “PASQUA CRISTIANA”. Anche in questa occasione vengono uccisi centinaia di migliaia di agnelli ma per ricordare la morte di Cristo immolatosi sulla Croce per la salvezza dei credenti.

Tuttavia, fra le due ricorrenze vi è UNA DIFFERENZA DI NON POCO CONTO. Durante il rito pasquale, infatti, gli agnelli vengono uccisi da personale autorizzato in macelli comunali ufficiali e riducendo al minimo la loro sofferenza. Nel rito islamico della “Festa del sacrificio” gli animali (compresi i cammelli dove ci sono) vengono invece sgozzati personalmente (anche in presenza di minori, ai quali è in questo modo insegnato come scannare le bestie). C’è soprattutto da dire che il cerimoniale del sacrificio degli animali avviene nel garage di casa oppure per strada, in campagna o addirittura nei giardini pubblici (nei paesi islamici) fino al loro completo dissanguamento.

Ma se tutto questo È VIETATO IN ITALIA, secondo l’articolo 544 bis del codice penale nonché dei decreti legislativi 333 del 1998 e 193 del 2007, ci chiediamo allora perché i prefetti, i sindaci, le forze di polizia e soprattutto i veterinari delle Asl non abbiano mai applicato la normativa vigente al fine di scoraggiare e bloccare un rituale illegale e così crudele (animali sgozzati e lasciati morire lentamente) che, lo ripetiamo e lo evidenziamo, è assolutamente vietato in Italia e che prevede, per questo tipo di reato, una ammenda fino a 150mila euro e persino l’arresto da sei mesi a un anno.

Cos’è la Festa del Sacrificio

La ‘Id al-Adha o la Festa del Sacrificio è per importanza la seconda festa islamica e si celebra nel decimo giorno del mese di Dhul-Hijjah che è il dodicesimo mese del calendario lunare islamico. Martedì 21 agosto del 2018 corrisponde così a Martedì 9 del 12.mo mese del 1439. Il musulmano che in questa data non sta compiendo il pellegrinaggio alla Mecca attua la ‘Id al Adha che è l’offerta del sacrificio per avvicinare se stesso e i propri familiari ad Allah.

L’animale da offrire in sacrificio deve obbligatoriamente essere un bovino, un ovino o un camelide. Una pecora o una capra è sufficiente come sacrificio per un solo nucleo familiare ma è anche possibile riunire sette famiglie che, in questo caso, insieme comprano una mucca o un cammello da sacrificare.

La pecora deve avere da sei mesi a un anno mentre la mucca due e il cammello cinque e tutti devono essere privi da ogni difetto fisico. La carne dell’animale sacrificato, che non può essere venduta, va divisa in tre parti: una per mangiarla, una per regalarla e una da dare ai poveri.

Vogliamo puntualizzare che da parte nostra non vi è nessuna accusa per quanto riguarda la “Festa de Sacrificio” poiché riteniamo che ogni essere umano è libero di esercitare la propria religione come meglio crede. Il nostro rammarico è sulle modalità in cui viene eseguito il rituale del sacrificio che, come detto, in Italia è punito penalmente.

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3 commenti a “ La Festa (o la strage) islamica del Sacrificio ”

  1. Salvo ha detto:

    Salve !
    Sono cattolico non praticante ed da sempre che mi pongo domande su la troppo leggera tolleranza del mondo occidentale verso la religione musulmana , i suoi fanatici credenti e Imam, quando vi é poca o quasi nessuna tolleranza da parte di loro verso noi e la nostra religione…..addirittura ci é vietato l´accesso in cittá e luoghi . È scontato che se sono ospite in un Paese straniero é ” obbligo e dovere ” accettare e osservare ” leggi e usanze ” e se non é di gradimento…. che vadano a casa loro. Non si puó ” pretendere ” di fare quello che si vuole in casa altrui…semplice… no !? ! Questo mi é stato inculcato sin da adolescente…lo ritengo logico , corretto , c i v i l e !!!!

  2. Filippo ha detto:

    Non credo anzi è il contrario l’animale soffre meno perché gli viene tolta tutta la testa. Io sono cattolico e non amo i musulmani. Che loro educano i figli ad uccidere gli animali non mi frega niente. Anche mio padre quando era consentito uccidere gli animali in azienda lo faceva davanti di me. Io so come si uccidono ma non ho mai ucciso un agnello, non per questo voglio far diventare assassini i musulmani.

    1. ora.siciliana ha detto:

      Per Filippo. Il problema è SOLO di natura penale poiché in Italia vi sono delle leggi apposite per questo tipo di reato. L’articolo ha voluto mettere in risalto come sono le stesse istituzioni che spesso con gli immigrati chiudono gli occhi e per loro non applicano le pene previste per chi trasgredisce la legge vigente. Perché si condanna un agricoltore per aver commesso lo stesso reato fatto dai musulmani?

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