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Pergusa. Un autodromo che muore

Pergusa

Nella foto: 1° Gran Premio del Mediterraneo (19 agosto 1962)
La F1 a Pergusa: le Ferrari di Bandini (20) e Baghetti (10) alla partenza

Pergusa, storia di un autodromo

Nacque nel 1958
e per la prima gara si contarono 30.000 spettatori

di Angelo Severino ©

[ Pubblicato sul quotidiano “La Sicilia” del 26.10.2001 ]

“Non lontano dalle mura di Enna s’apre il Pergo, lago d’acque profonde; mai il Ca­stro, nelle sue onde fuggenti, ode il canto di cigni più di quello. Una selva corona le sue acque e ne avvolge le rive, e le fronde come velo allontanano l’impeto di Febo. I rami danno ombra e l’umida terra fiori d’ogni specie: là eterna è primavera…”
(da Metamorfosi di Ovidio)

Questi versi di intramontabile candore ci fanno un quadro delle bellezze naturali del catino di Pergusa al tempo di Ovidio. Oggi, purtroppo, l’aspetto del luogo è ampiamente mutato. Favole e storielle si sono oramai spente e il lago non è più di acque profonde, anzi si è quasi totalmente prosciugato lasciando vedere tutt’intorno la sua spiaggia bassa e squallida. (Nota: nel 2001, quando fu scritto l’articolo, in effetti, il lago si era ridotto a una pozzanghera).

Non s’odono più i cigni e la selva che coronava le rive è stata nel tempo sostituita dal cemento delle multicolori villette. Secondo la leggenda, Proserpina fu rapita da Plutone sulle sponde di questo lago dove, nella parte sinistra, vi è una caverna che si addita come quella attraverso la quale passò il carro del rapitore. (Nota: molti studiosi moderni stabiliscono, in modo errato, che il rapimento di Proserpina fosse avvenuto in questa zona; il luogo esatto però si trova in ben altra posizione). Pergusa dista da Enna circa 10 km. ed è a 675 mt. sul livello del mare. Il lago non ha né emissari né immissari; le acque sono salmastre e si crede si sia formato per sprofondamento del terreno gessoso.

Sulla sua circonferenza si snoda l’autodromo

Qual è la sua storia, la sua origine? Già nel lontano 1906 nasceva in Sicilia, insieme alla prima edizione della Targa Florio, un grande interesse per lo sport dell’auto che, con il “1° Giro di Sicilia”, ottenne poi nel 1912 molta popolarità nell’Isola. Fu in quegli anni che qualcuno pensò di progettare anche a Enna un circuito stradale per competizioni automobilistiche.

Solo dopo il conflitto mondiale, uomini come il cav. Militello Greca, l’avv. Miraglia, l’ing. Mingrino riuscirono nel 1949 però a far disputare una prima vera corsa. Si chiamò “Il Giro della Cravatta”; cravatta perché, come il nodo di una cravatta, stringeva Enna fra tre crocicchi. Il percorso era lungo 26,400 km. e si dovevano realizzare 10 giri. Questa prima edizione fu vinta da Nicola Musumeci su Maserati 2000 alla media di 82,509 km/h. Fu un esorbitante successo e oggi c’è qualcuno che sostiene che già fin da allora fu gettato il piccolissimo seme di nome Pergusa, con la speranza che un giorno potesse germogliare.

Molti a quel tempo si diedero subito da fare. Pratiche su pratiche furono affrontate con successo e finalmente iniziarono i lavori attorno al lago. Dal comune di Enna furono assunti operai disoccupati per far togliere le canne e allargare la stretta stradina perimetrica; pur tuttavia gli anni passarono e i lavori proseguivano con impressionante lentezza e con montagne di pratiche a ostacolare l’opera. Fu per questo chiesto alla Regione Siciliana d’intervenire e questa prontamente intervenne.



L’autodromo fu ultimato nel 1958

La pista automobilistica fu però priva di qualsiasi servizio tecnico. Tutto si risolse con misure di emergenze provvisorie. Il giorno della gara circa 30.000 spettatori furono testimoni dei primi emozionanti duelli pergusini fra i più spericolati piloti di quell’epoca. Vinse Giulio Cabianca su Osca 1500 che percorse i 35 giri alla media di 172,176 km/h. Sia la stampa sportiva che tutti gli altri giornali ne parlarono molto e bene, incoraggiando gli organizzatori a far di più e meglio.

L’anno successivo, nella gara riservata alle Sport, vinse Nino Vaccarella facendo fermare i cronometri sul giro più veloce a 180,789 Km/h. Per la prima volta Pergusa ospitò pure una competizione di formula: la Junior, la formula dell’avvenire, il trampolino di lancio per i piloti più capaci.

Tutto sembrava essersi avviato per il meglio e già si pensava alla prossima stagione, quando all’inizio del 1960 le misteriose acque del lago iniziarono a salire, travolgendo e distruggendo ogni centimetro di asfalto fino a sommergere completamente l’anello e le campagne circostanti. Centinaia di milioni, tanti anni di duri sacrifici e di speranze turistiche furono cancellati in un sol colpo. Senza perder tempo, cominciarono subito le riunioni del consiglio comunale e provinciale, i telegrammi ai politici e i viaggi a Palermo e Roma.

I provvedimenti necessari pervennero però con molto ritardo e così, dopo aver costruito dei canaloni nei quali convogliare le acque superflue, non restava che ribitumare in tempo record il manto stradale. Con un lavoro ammirevole e senza sosta di un’impresa romana si riuscì appena in tempo a organizzare la “Settimana motoristica ennese” del 1961. Il dominatore fu Joseph Siffert che con la sua Lotus raggiunse i 187,488 Km/h. Iniziava l’anno zero del rinato autodromo di Pergusa.

Il 19 agosto 1962 finalmente la Formula Uno

Tutto fu pronto fin nei minimi dettagli e la perfetta macchina organizzativa si mise in moto. Già nelle prove si registrò un’affluenza di pubblico spettacolare. La Ferrari fu presente con i due “Fratelli B” rivali, Bandini e Baghetti, che in prova registrarono una media record di quasi 213 km/h. e in gara la supremazia assoluta. Pergusa si consacra il circuito più veloce del mondo, come Indianapolis.

Da questo momento si assiste a un continuo migliorarsi di anno in anno. Poco per volta si aggiornano i servizi e si migliora la sicurezza per pubblico e piloti: ricordiamo la prima e provvisoria chicanes e la meravigliosa variante; le tribune per il pubblico in cemento coperte; i box e le tribunette stampa con servizi vari in forma stabile; l’impianto televisivo a circuito chiuso e il servizio radio affidato a tutte le postazioni collocate lungo il tracciato che misura 4,950 km. Nel 1975 Pergusa ospitò il suo primo “mondiale”.

Dopo una giovinezza trascorsa fra la notorietà e la gloria, fra un alternarsi di nomi divenuti poi celebri nell’automobilismo sportivo, ecco arrivare per l’autodromo i primi seri acciacchi proprio quando compie i suoi quarantatré anni. (Nota: i quarantatré anni sono riferiti al 2001 quando fu scritto l’articolo).

Pergusa ha bisogno di improrogabili cure, necessita di costosissime e urgenti medicine perché altrimenti rischia di morire. Ma al suo capezzale c’è solo un continuo via vai di politici i quali, inermi, assistono alla sua lenta agonia mentre chiacchierano e litigano sulla cura da dare al moribondo autodromo. (Nota: negli ultimi anni c’è stata una debole ripresa dell’attività sportiva ma, ad oggi, nel 2016, sembra che l’autodromo di Pergusa stia per definitivamente per morire).

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One response to “ Pergusa. Un autodromo che muore ”

  1. Claudio Fogazza ha detto:

    SE SI ORGANIZZA IL PRIMO MONDIALE DI AUTO ELETTRICHE PERGUSA RINASCE

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