Sbarco in Sicilia del 1943. Non solo caramelle!

Sbarco in Sicilia del 1943. Non solo caramelle!

Sbarco in Sicilia
10 luglio 1943. Operazione “Husky”

Il dibattito sullo sbarco in Sicilia degli anglo-americani e su quella importante pagina di storia della Seconda Guerra Mondiale è ancora in corso. Però è certo che, in quel momento, soltanto il Comitato per l’indipendenza della Sicilia, capeggiato da Andrea Finocchiaro Aprile, aveva un vero progetto politico, a difesa degli interessi vitali e dei diritti fondamentali del Popolo Siciliano. Il tutto, con grande dignità e con rara competenza.

≈ ≈ ≈
di Giuseppe Scianò ©
Coordinatore Centro Studi “Andrea Finocchiaro Aprile”
≈ ≈ ≈

Nella notte fra il 9 e il 10 luglio del 1943 l’armata anglo-americana sbarcò in Sicilia. Fu la più grande operazione militare della storia e coinvolse ben 3.200 navi che fecero diventare “nero” il mare del Canale di Sicilia. Lo sbarco, com’era previsto nel “Piano Husky”, avvenne, con esattezza, lungo i 250 chilometri di costa siciliana che andava dai porti e dalle spiagge di Licata e di Gela fino al ragusano e al siracusano.

Le forze in questione erano comandate dal contestato generale George Smith Patton. L’armata britannica, destinata alla parte orientale della Sicilia, era comandata specificatamente dall’altrettanto famoso generale Bernard Law Montgomery.

Non solo carne in scatola, cioccolata e sigarette

È stato sottolineato come il generale Patton, criticato per i suoi modi da cow boy, fosse stato esageratamente decisionista e preferisse le guerre-lampo e la linea dura. Non a caso, aveva impartito l’infame ordine di uccidere i prigionieri italiani. Un ordine che, purtroppo, nei primi giorni fu preso alla lettera, provocando centinaia di vittime, anche civili, del tutto indifese e senza alcuna colpa.  Una vera offesa, questa, all’umanità, alla civiltà e alle stesse leggi di guerra.

Sbarco in Sicilia. Generale Patton
Sbarco in Sicilia. Generale Patton

Un pessimo esordio, quindi, che ci fa comprendere come la cosiddetta liberazione non fosse tutta rose e fiori, nonché carne in scatola e cioccolata o sigarette, come la cultura ufficiale, per alcuni decenni, ha voluto farci credere.

Vittime civili siciliane anche dall’altra parte della barricata, con persone uccise dalle truppe tedesche in ritirata. Si pensi ai cittadini fucilati a Troina. E ai tanti morti dei quali nessuno ha scritto né scriverà la storia esatta, a eccezione dei veri indipendentisti siciliani che vogliono e reclamano verità e giustizia a ogni livello, oggi come ieri.

Va ricordato comunque che la cronaca delle vicende prettamente militari registra episodi di eroismo e di resistenza armata, tanto da parte delle truppe italiane che da parte delle truppe tedesche. Episodi, questi, che andrebbero pure ricordati. Niente poté, comunque, fermare le truppe alleate. Queste ultime, tuttavia, in Sicilia ebbero un numero di morti e di feriti maggiore di quello che avevano preventivato inizialmente.

Molti particolari degli avvenimenti successivi allo sbarco in Sicilia sono stati recentemente rievocati grazie anche al supporto di Lia D’Antoni, a quell’epoca adolescente, che aveva avuto modo di vivere in prima persona, con i familiari, le vicende che avevano riguardato, soprattutto, l’arrivo delle truppe alleate nel palermitano.

L’appello del Comitato per l’Indipendenza della Sicilia

È da evidenziare che l’unico movimento politico che aveva elaborato un programma concreto e un serio progetto politico, e che era capace di interloquire con gli “invasori-liberatori”, era proprio il comitato composto dai separatisti siciliani guidati da Andrea Finocchiaro Aprile. Comitato che, fino a quel momento, aveva agito nella clandestinità ma che non aveva mai smesso di lavorare per l’Indipendenza e per la Libertà della Sicilia. E che si era costituito ufficialmente ancor prima dell’entrata in guerra dell’Italia.

Pochi giorni prima dello sbarco in Sicilia degli Alleati, Andrea Finocchiaro Aprile, a Palermo, aveva diffuso, clandestinamente e con molto coraggio e in numero modesto di copie, un manifesto con il quale rivolgeva un appello alla mobilitazione contro il governo fascista.

Sbarco in Sicilia. Soldati americani a Messina
Sbarco in Sicilia. Soldati americani a Messina

L’appello iniziava con le parole «Palermitani, Popolo di Sicilia» ed ebbe grande divulgazione soprattutto con il passa parola. Riuscì ad affascinare tutti i siciliani che, via via, andavano conoscendo il testo. Con questo sintetico documento, Andrea Finocchiaro Aprile aveva, sì, rischiato la fucilazione immediata ma aveva dimostrato a tutti che il Popolo Siciliano esisteva ed era, nonostante tutto, in grado di reinserirsi nei nuovi eventi internazionali che, non a caso, sarebbero ancora partiti dalla Sicilia.

Un precedente, questo, che certamente gli altri partiti clandestini in quel momento non potevano vantare, anche perché privi, soprattutto in Sicilia, di contatti validi con le centrali romane, clandestine e non, dalle quali dipendevano.

Non sarebbe stato, poi, casuale il fatto che quando il 22 luglio di quell’anno le truppe americane, guidate dal generale Geoffrey Keyes entrarono a Palermo, vi avessero trovato soltanto gli esponenti del Comitato per l’Indipendenza della Sicilia, presieduto da Finocchiaro Aprile, a far valere le ragioni e, soprattutto, le drammatiche, pressanti, esigenze dei cittadini siciliani. E a pretendere il rispetto dei diritti fondamentali del Popolo Siciliano.

E fu così che, in quel mese di luglio del 1943, il Popolo Siciliano, che era stato sottoposto ai lunghi e massacranti bombardamenti degli Alleati (protrattisi fino a qualche settimana prima dello sbarco), e che era stato già logorato, in tutti i sensi, da tre lunghissimi anni di guerra, tornò ad alzare la fronte e ad avere consapevolezza di sé, rivendicando, grazie al Comitato per l’Indipendenza della Sicilia e grazie a Finocchiaro Aprile, un ruolo più centrale nel dibattito sulle sorti della Sicilia. E non solo…

Insomma, nelle commemorazioni di quello sbarco in Sicilia, sarebbe ora che si parlasse anche del Popolo Siciliano, che non fu un oggetto passivo egli eventi ma, per quanto possibile, soggetto attivo e di fondamentale importanza politica.

Leggi anche: Indipendenza della Sicilia. Ecco chi non volle
La verità sulla Torre ottagonale di Enna

torredienna.it

Rispondi