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Aragona e Sicilia! I Siciliani combattevano gridando così

Aragona e Sicilia

Pietro III sbarcò a Trapani il 30 agosto del 1282
ricevuto con grande festa.

Aragona e Sicilia! Si combatteva gridando così

Un rapporto di amicizia e di simpatia
fra due Popoli simili, fra Siciliani e Catalani,
iniziato nel 1282 e arrivato fino ai giorni nostri.
di Corrado Mirto ©

Nell’articolo precedente si è visto come il Parlamento siciliano riunito a Palermo abbia deciso di offrire la Corona di Sicilia al re d’Aragona Pietro III, marito di Costanza, considerata dai Siciliani la legittima regina di Sicilia. Pietro III, una volta divenuto re di Sicilia, si mostrò leale nei riguardi dei Siciliani e non considerò la Sicilia una provincia aggiunta al suo Stato ma un Regno indipendente.

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Viaggiando per terra, Pietro III arrivò a Palermo il 4 settembre. Le accoglienze che i Palermitani riservarono al marito della loro regina furono trionfali. Andarono a incontrarlo sei chilometri fuori delle mura. Il cronista contemporaneo Saba Malaspina scrive che, quando Pietro III entrò in città, il clamore della folla e il suono delle trombe si sentivano fino a Monreale.

Finiva così la “Communitas Siciliae” e nasceva il “Regno dell’Isola di Sicilia e delle isole adiacenti”. E cominciava anche la serie delle vittorie della flotta siculo-catalana, guidata da un geniale ammiraglio, Ruggero Lauria, che era stato nominato ammiraglio di Catalogna e di Sicilia, ma che non era né siciliano né catalano. Proveniva, infatti, dall’Italia meridionale ed era al servizio del re d’Aragona.

L’otto luglio del 1283 una flotta, prevalentemente siciliana, di ventidue galee, guidata da Ruggero Lauria, assalì nei pressi di Malta una flotta angioina di ventisette navi che aveva rifornito il presidio angioino del castello di Malta. Alla fine della battaglia, gli Angioini avevano avuto più di ottocento morti, fra i quali il comandante della flotta Guglielmo Cornut, mentre solo cinque navi erano riuscite a mettersi in salvo.



Si combatteva al grido di Aragona e Sicilia!

Il 5 giugno del 1284, nel golfo di Napoli, una flotta in maggior parte siciliana, guidata sempre da Ruggero Lauria, si scontrò con la flotta angioina, guidata dal principe Carlo di Salerno, al grido di «Aragona e Sicilia». Il disastro per gli Angioini fu completo; la flotta annientata, il principe Carlo di Salerno, figlio del sovrano Carlo I, catturato.

Nel 1285 la guerra divampò violenta in Aragona, invasa da un grande esercito francese che, nel mese di maggio, superò i Pirenei e pose l’assedio alla città fortificata di Gerona. La città resistette mentre Pietro III, che non aveva forze sufficienti per una offensiva, diede inizio a serrate azioni di guerriglia contro gli assedianti e contro i rifornimenti che giungevano al nemico per via terra.

Per bloccare l’arrivo di viveri anche per via mare, il sovrano aragonese aveva chiesto al governo siciliano, sin dalla fine di maggio, l’invio della flotta. Malgrado ripetute sollecitazioni, però le navi siciliane, per motivi che non conosciamo, non erano state inviate.



Finalmente, a metà agosto, trentasei galee siciliane partirono agli ordini di Ruggero Lauria e il 24 dello stesso mese approdarono a Barcellona. Ripartirono dopo tre giorni assieme a dodici galee catalane e, in prossimità del golfo di Rosas, sorpresero la flotta francese.

Com’era già accaduto nel golfo di Napoli, risuonò il grido «Aragona e Sicilia» e i marinai francesi, presi alla sprovvista, furono travolti. Solo dodici galee riuscirono, nella confusione, a mettersi in salvo passando fra le navi nemiche gridando «Aragona e Sicilia» che le fece scambiare per navi della flotta siculo-catalana.

Rapporto di amicizia e di simpatia fra due Popoli simili.

Il 5 settembre si arrese a patti la città di Gerona. Ma ormai era troppo tardi; l’esercito francese era logorato da tre mesi di assedio, decimato dalle epidemie, afflitta dalla fame; lo stesso re di Francia era gravemente malato. Alla fine di settembre i Francesi decisero di lasciare un presidio a Gerona e di ordinare la ritirata.


Il 30 settembre transitarono per i valichi dei Pirenei anche con la barella del re, scortata dalla cavalleria. Quando fu la volta dei fanti e delle salmerie, gli almogaveri (soldati mercenari aragonesi forniti di armamento leggero e particolarmente adatti alla guerriglia) li assalirono con grande strage. Il 6 ottobre Filippo l’Ardito morì a Perpignano. Ai primi di novembre i Francesi sgombrarono Gerona. La grande offensiva francese si era conclusa con un disastro.

Dopo questi avvenimenti, continuò la guerra del Vespro e continuarono i rapporti fra Sicilia e Catalogna. Si trattava di rapporti militari, politici, economici e culturali. Non mancarono malintesi e conflitti. Ma prevalsero su tutto e su tutti gli scambi e i rapporti umani nonché l’alto livello di civiltà di entrambe le nazionalità.

Si creò, insomma, un rapporto di amicizia e di simpatia fra due Popoli simili, fra Siciliani e Catalani, il quale durerà nel tempo e arriverà fino ai giorni nostri.

⇐⇐⇐ Pietro III, re del Regno indipendente di Sicilia

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