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Federico III, il re oscurato e quasi… dimenticato

Federico III

Non si chiamava Federico II l’Aragonese
ma Federico III ed era Siciliano

La polemica sulla tomba del grande re di Sicilia

Angelo Severino ©

Su un noto quotidiano siciliano alcuni anni fa fu pubblicata una lettera di Agatino Merlino, il quale lamentava il fatto che, essendo andato a Catania per visitare le tombe di Federico III e della regina Costanza (moglie di Federico IV), non aveva concluso nulla perché la cappella che ospita le due tombe era chiusa da una cancellata; inoltre, era immersa nel buio così fitto che nemmeno un gatto sarebbe riuscito a scorgere nulla.

A quella lettera replicarono i responsabili della Cattedrale di Catania (nella foto), i quali spiegavano che, se il signor Merlino non aveva visto niente, la colpa era sua perché non era arrivato fra le otto e le dodici del mattino, quando la cappella è aperta.

Di pomeriggio, invece, essa è accessibile soltanto se un gruppo di almeno dieci persone chiede in anticipo di visitarla. E il signor Merlino non aveva fatto in anticipo questa richiesta e, anche se l’avesse fatta, non avrebbe ottenuto nulla perché egli non ha la fortuna di avere una famiglia di dieci persone.

Implicitamente, comunque, si sconsigliava al signor Merlino di tornare di mattina perché gli si spiegava che, siccome la cappella è adibita a luogo di esposizione del Santissimo Sacramento, l’accesso è vincolato al silenzio e vi è il divieto di scattare foto.

Alla fine, però, si dava una prova di buona volontà dicendo che in passato si era pensato di trasferire le due tombe in luogo più accessibile ma che il progetto era stato abbandonato perché, per la presenza sotto la cappella di una stanza, lo spostamento delle tue tombe avrebbe messo a rischio di crollo tutto il settore.

Un’altra grande riforma che lo “Stupor Mundi” avviò furono nel 1231 le Costituzioni di Melfi, cosiddette “Liber Augustalis”, che non facevano altro che accentrare il potere nelle mani dell’imperatore cioè su se stesso.

In quella disputa intervenne il prof. Corrado Mirto che, rispondendo, scrisse sullo stesso quotidiano:

«Siccome Federico III fu uno dei più grandi re di Sicilia e tra il 1200 e il 1300 guidò vittoriosamente la resistenza dei Siciliani contro l’aggressione di una coalizione che comprendeva mezza Europa (Regno angioino di Napoli, guelfi italiani, papato, regno di Francia, regno d’Aragona), siccome fu un re molto amato dai Siciliani e fece moltissimo per la Sicilia, siccome io sono Siciliano e mi dà fastidio il fatto che “i nostri amici” piemontesi dopo il 1860 lo abbiano fatto scomparire, intervengo nella mischia facendo notare che non solo il signor Merlino ha detto cose esatte ma che nelle due tombe non c’è nemmeno una targhetta per ricordare che in quella tomba è sepolto “FEDERICO III RE DI SICILIA (1296-1337)” e nell’altra “COSTANZA, MOGLIE DI FEDERICO IV, REGINA DI SICILIA (1361-1363)”. Garantisco, inoltre, che le due targhette non metterebbero “a rischio di crollo tutto il settore”. E non scrivete, per favore, Federico II l’Aragonese perché il defunto si chiamava Federico III ed era SICILIANO».

La risposta scoraggiante dei responsabili della Cattedrale, apparsa sempre nelle pagine dello stesso giornale, fu che, poiché sono ammesse solo visite guidate e i visitatori sono pochi, le targhe non sono necessarie.

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