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La Gurfa e l’effetto magico della trasfigurazione

La Gurfa

La Gurfa.

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L’articolo è stato pubblicato su “L’Indipendente” di Novembre 2021
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Nell’antichità è stata parte importante
del cuore del regno dei Sicani e del loro sovrano Cocalo
di Salvatore Balistreri ©

La Gurfa e la sua storia

Nei pressi del comune di Alia, situato nel palermitano al confine con la provincia di Caltanissetta, si trovano le cosiddette grotte della Gurfa che, in realtà, grotte non sono ma opera di formidabile architettura scavata in ipogeo. Situate su un costone roccioso, celate nel paesaggio rurale dell’entroterra siciliano sin dai tempi della protostoria, sono arrivate fino a noi con probabili riadattamenti a uso successivo.

Nel loro storico abbandono, le grotte della Gurfa (dall’arabo “ghorfa” che significa stanza, magazzino, grotta), che oggi riposano nel bel mezzo di montagne e colline, molto probabilmente sono state in antichità parte importante del cuore del regno dei Sicani e del loro sovrano Cocalo, noto perché, secondo un’antica leggenda, diede soccorso a Dedalo in fuga dal Labirinto di Cnosso nella Creta Minoica con l’ira del sovrano Minosse venuto in Sicilia proprio per riprenderselo dopo il tradimento che portò alla morte cruenta del figlio-semidio Minotauro.

L’architetto e storico dell’arte Carmelo Montagna raccoglie dati indiziari da un ventennio e sostiene la tesi piuttosto affascinante sull’importanza che avrebbero ricoperto quelle grotte nella storia antica della Sicilia. Secondo il professore, infatti, le grotte della Gurfa rappresentavano quello che resta del nucleo fondamentale da cui poter controllare geopoliticamente il territorio Sicano, fra il Salso e il Platani. Rappresentano il punto d’incontro di due idrovie: quella del Platani e quella del Torto, due vere e proprie “porte d’ingresso” nell’Isola fra Canale di Sicilia sulla costa agrigentina a meridione e approdi sulla costa tirrenica a settentrione.

Negli studi più recenti il prof. Montagna, che vi ha rinvenuto e pubblicato un Tridente e un monogramma cristiano IHS incisi a parete esterna degli ingrottati, inserisce il sito monumentale della Gurfa nel contesto di “paesaggio archeologico” dell’idrovia Platani-Fiumetorto/San Leonardo. Pone l’attenzione sulle memorie “minoiche” e micenee che, secondo gli storici antichi, risalirebbero a tre generazioni prima della guerra di Troia e che ne caratterizzano fortemente il paesaggio culturale protostorico. Il racconto della saga di Minosse in Sikania si conclude con la sua tragica scomparsa e la sepoltura in un ambiente funerario monumentale, interno e riservato, associato a una grandiosa architettura templare, aperta al culto, dedicata ad Afrodite.

Grotta de la Gurfa

La sua deposizione avvenne in età protostorica presso Kamikos, in un’architettura costruita da Dedalo per re Kokalos, da ricercarsi lungo la vallata del fiume Halykos/Platani. Ed è proprio perché la thòlos della Gurfa è la più grande del Mediterraneo, con caratteri simbolici unici e originari perfino rispetto alla celebrata thòlos di Atreo a Micene, che bisogna pensare a un’attribuzione artistica per la sua manifattura alla sapienza architettonica di un costruttore che, in assenza di altri riferimenti certi, possiamo chiamare “dedalico”.

Opera alla Gurfa, e in tutta la vallata del Platani e in ambienti similari siciliani, una scuola di architetti e costruttori legittimamente da intestare a Dedalo, alla thòlos della Gurfa. Opera uno dei grandi e antichi artefici/costruttori del Mediterraneo, il più grande architetto della protostoria siciliana. In assenza di altri riscontri, molto probabilmente è da identificare con la stessa figura mitologica di Dedalo, impegnato nella realizzazione della sepoltura della figura mitologica di Minosse in Sikania. (Carmelo Montagna, “Segni, simboli e sacralità arcaica alla Thòlos della Gurfa”, in: “Sulle tracce di Minosse”, 2005).

L’ambiente a thòlos monumentale della Gurfa, con la sua camera funeraria dal tetto “a tenda” di piano terra, è associabile pertanto, per le sue dimensioni da primato mediterraneo, a quelli ellenici, datati attorno al 1.400 a.C. di Micene (Tesoro di Atreo) e di Orchomenos (Tesoro di Minyas), fino al punto di identificarne la denominazione come probabile “Tesoro di Minosse” in Sikania.

La Gurfa e l’effetto magico della trasfigurazione

Veniamo ora alla struttura delle grotte. Sono formate da sei stanze scavate dentro la roccia e suddivise su due piani. Tra queste degna di nota è la meravigliosa camera campaniforme, che si innalza di ben sedici metri dal pavimento ed è caratterizzata da un foro centrale allo zenit. Foro dal quale penetra il sole nei vari momenti dell’anno, colpendo dei punti specifici all’interno del vano tholoide.

Nei giorni a cavallo del solstizio d’estate, al mezzogiorno del 21 giugno, i raggi di sole creano sulla persona che si pone sotto la lama di luce un “effetto magico di trasfigurazione”, molto simile a quanto possiamo ammirare dal fenomeno delle trasfigurazioni di Gesù o della Vergine Maria dipinte in “mandorle” di luce nelle chiese medievali. Questa fenomenologia è nota anche come “ierofania”, ossia manifestazione del sacro nella storia delle religioni.

La Gurfa

All’esperienza della trasfigurazione, si aggiunge anche quella dello straordinario riverbero acustico che le pareti della camera offrono nel caso si riproducano dei suoni. È il luogo ideale per chi ama cantare.

Nei secoli recenti, le grotte sono state utilizzate come rifugio da pastori, da briganti e anche da animali, oltre a ricoprire il ruolo di granaio e azienda agricola. Di certo, però, rimane la meraviglia di un complesso di stanze scavate all’interno della roccia in maniera artificiale da mani umane sotto la guida di un abile costruttore/architetto.

Il quadro indiziario verificabile porta a sostenere, con l’architetto Montagna, che, al di là della saga leggendaria di Dedalo e Minosse, quei luoghi, come altri simili sparsi nel cuore della Sicilia abbandonata, ospitavano probabilmente riti di iniziazione antichissimi dei vari sovrani protostorici.

Questi sovrani, chiamati propriamente Minos-Wanax-Basileus nel mondo Egeo-Sicano, per essere nominati tali, avendo attribuito potere di vita e morte sui sottoposti, dovevano superare una prova assai ardua: seguire il rito della “catabasi” che prevedeva la discesa fisica nell’oltretomba del soggetto; “dormire” per tre giorni con gli antenati/sovrani morti in camere funerarie dinastiche, per poi risalire e risorgere a nuova vita eroica con una spettacolare “ierofania” di luce. Come si può ancora sperimentare visivamente anche visitando la Gurfa.

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