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Turiddu Giuliano. Quel tragico Natale 1943

Turiddu Giuliano. Gli arresti a Montelepre

Turiddu Giuliano. Era il Natale del 1943

In mezzo al gruppo dei carabinieri, che seguiva la fila dei prigionieri, vi era un uomo anziano. Il suo viso era una maschera di sangue. Gli occhi tumefatti, il naso e le labbra insanguinati. Era il padre di Salvatore Giuliano.

di Marianna Giuliano e Giuseppe Sciortino Giuliano ©
Dal libro “Mio fratello Giuliano. La vera storia” (pp. 61-62)
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A Montelepre nel Natale del 1943

Quel giorno ci lasciò un ricordo indelebile a tutti i Monteleprini. Vennero arrestate, tra uomini, donne e ragazzi, ben 125 persone. Ogni casa, ogni strada, ogni vicolo era stato setacciato. Il silenzio era rotto da grida di dolore, imprecazioni, insulti, bestemmie, espressioni di incredulità e di paura.

– Che abbiamo fatto? Perché ci arrestano? Dove ci portano?
– Quante volte ancora dobbiamo pagare la colpa di essere Siciliani?

Questi gli interrogativi a cui nessuno sapeva rispondere. Ogni famiglia veniva privata da qualche persona cara. Dal suo nascondiglio Turiddu vide una scena che al contempo lo fece inorridire e andare in collera; in mezzo al gruppo dei carabinieri, che seguiva la fila dei prigionieri, vi era un uomo anziano. Il suo viso era una maschera di sangue. Gli occhi tumefatti, il naso e le labbra insanguinati. Era nostro padre.

Lo trascinavano a forza, lo spingevano e lo percuotevano col calcio dei fucili. Istintivamente Turiddu puntò il suo, ma non poteva sparare. Rischiava di colpire nostro padre o qualcuno degli altri prigionieri. Dovette momentaneamente desistere, ma non rinunciò.

Turiddu Giuliano. Gli arresti a Montelepre

Si fermò a riflettere un momento. Se tutta quella gente doveva essere portata in carcere, dovevano per forza caricarli su un camion e l’unico posto in cui far sostare degli automezzi era la piazza. Era lì che doveva andare. Solo lì poteva tentare di liberare nostro padre. Corse a perdifiato tra l’intricato dedalo di viuzze. Profondo conoscitore dei luoghi, Turiddu evitò con perizia d’imbattersi in qualche pattuglia.

Turiddu cerca di liberare il padre

Dal vicolo della torre si affacciò sulla piazza. Essa pullulava di carabinieri e di mezzi. Ma l’attenzione di tutti era rivolta verso la via Castrenze Di Bella, strada principale del paese, da dove erano in arrivo gli arrestati. Turiddu avanzò allo scoperto per qualche passo e gridò con quanta voce aveva in corpo:

– Vigliacchi! Sono io quello che cercate! Lasciate libero mio padre e quella povera gente!
– Prendete me, se ne siete capaci!

Rabbiose raffiche di mitra e di fucileria fecero eco alle sue parole. Le pallottole gli sibilarono tutt’intorno ma rimase incolume. Tornò a ripararsi nel vicolo della torre. La gragnuola di colpi on si attenuò. Anzi, col sopraggiungere degli altri militi, s’intensificava di secondo in secondo.

Turiddu riuscì a sparare solo tre colpi che, purtroppo, risultarono di una precisione micidiale. Un carabiniere, certo Aristide Gualtieri, cadde fulminato. Altri due rimasero feriti. Ormai la sparatoria aveva assunto una tale intensità di fuoco che Turiddu dovette rinunciare alla lotta e fuggire.

Turiddu Giuliano. Gli arresti a Montelepre

Lo inseguirono e lo braccarono come una belva, ma non riuscirono a trovare tracce. Era fuggito attraverso il letto del torrente che attraversa il paese. Aveva camminato nell’acqua fino alla sorgente di “Acqua Alvani” e da lì si era rifugiato alla “Grotta Bianca”.

Gli arrestati Monteleprini maltrattati e torturati

Per molto tempo non fu più possibile per lui tornare a casa come prima. Eravamo sorvegliati giorno e notte. Per far perdere completamente le sue tracce, Turiddu cominciò a vagare di rifugio in rifugio. Non dormiva mai due notti nello stesso posto. I carabinieri gli davano una caccia spietata. Per il paese, per le campagne, ovunque vi erano pattuglie in rastrellamento.

Ma mio fratello era un esperto conoscitore di ogni anfratto, di ogni grotta, delle colline che circondano Montelepre. Riuscì a sfuggire a ogni agguato con innata maestria. Il vivere all’aria aperta, a diretto contatto con la natura, sviluppo in lui un istinto di conservazione quasi animalesco. Affinò anche le sue personali doti di percezione extrasensoriale.

Tutti i Monteleprini che erano stati arrestati il giorno di Natale erano stati trasferiti nelle carceri di Palermo, Termini Imerese e Monreale. Dovettero subire maltrattamenti e atroci torture. Molti vennero frustati, malmenati e cosparsi di acqua e sale e acuire il bruciore delle ferite. Ad altri vennero bruciati pezzetti di carta tra le dita dei piedi.

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