L'Ora Siciliana

Cultura, politica, storia (e controstoria) di Sicilia.



Ricerca storica

Portella delle Ginestre. La verità sepolta

Portella delle Ginestre

Portella delle Ginestre.
Sappiamo tutta la verità?

Le carte relative alla strage di Portella delle Ginestre sono custodite negli archivi del Ministero degli Interni e in quello della Difesa. Dovevano restare vincolate con il “segreto di Stato” fino al 2016. Ma a tutt’oggi non è stato del tutto rimosso!

di Giuseppe Sciortino Giuliano ©
Dal libro “Ai Siciliani non fatelo sapere…” (pp. 80-82)
≈ ≈ ≈

Collana Libri Storie di Sicilia Collana Libri Storie di Sicilia

≈ ≈ ≈

⇒ Un anno prima della strage di Portella delle Ginestre

Il 2 giugno 1946 si svolsero le elezioni per l’Assemblea Costituente Nazionale e, per quanto ci riguarda, furono eletti Andrea Finocchiaro Aprile, Attilio Castrogiovanni, Concetto Gallo e Antonio Varvaro.

Il 22 giugno venne approvato un decreto di amnistia e indulto per reati comuni, politici e militari. Era stato proposto da Palmiro Togliatti, ministro di Grazia e Giustizia, e firmato da Enrico De Nicola, capo provvisorio dello Stato italiano.

Tutti coloro che erano stati arrestati, a causa delle lotte sostenute in qualità di combattenti dell’EVIS (Esercito Volontario per l’Indipendenza della Sicilia) o come militanti del MIS (Movimento per l’Indipendenza della Sicilia), vennero rimessi in libertà. Anche coloro che combatterono con Salvatore Giuliano o quelli che, nella Sicilia orientale, presero parte alle lotte del GRIS (Gioventù Rivoluzionaria per l’Indipendenza della Sicilia), agli ordini prima di Antonio Canepa e poi di Concetto Gallo, godettero di quell’amnistia.

La data delle prime elezioni che avrebbero nominato i 90 Deputati alla Regione Siciliana venne fissata per il 20 aprile 1947. La notizia rimise in fermento anche il Movimento Separatista che indisse il suo terzo congresso a Taormina per il 31 gennaio 1947.

Tre giorni prima del congresso, l’avvocato Antonio Varvaro, staccandosi definitivamente da tutti gli altri, fondò il MISDR (Movimento Indipendentista Siciliano Democratico Repubblicano). Questa scelta venne condivisa anche da Salvatore Giuliano perché Varvaro era l’unico che accettava la sopravvivenza dell’EVIS, il braccio armato del partito che egli comandava.

⇒ L’alleanza elettorale di Salvatore Giuliano con Girolamo Li Causi

Con l’adesione di Giuliano al MISDR si rimise in moto la sua organizzazione elettorale tra cui spiccava sua sorella Marianna. Varvaro propose un’alleanza con il PCI (Partito Comunista Italiano). L’esponente di spicco di questo partito era Girolamo Li Causi (vedi foto). Questa alleanza era necessaria perché molti comunisti siciliani condividevano il separatismo.

Girolamo Li Causi

L’accordo che venne raggiunto aveva per oggetto l’elezione di Varvaro. Con il sistema della lista parallela, i comunisti separatisti, che abitavano nella circoscrizione in cui era candidato Varvaro, avrebbero votato per lui. Salvatore Giuliano assunse l’impegno di fare la stessa cosa nei paesi da lui controllati e di fare partecipare sua sorella Marianna alla campagna elettorale. Tutte le spese della campagna elettorale, sia di Varvaro sia di Li Causi, sarebbero state a suo carico.

⇒ Il tradimento di Girolamo Li Causi

Il risultato del 20 aprile 1947 fu per Giuliano un’amara delusione. I voti promessi da Li Causi non erano stati dati e Varvaro, nonostante avesse riportato circa 20mila voti, non venne eletto. L’altro gruppo indipendentista aveva invece conquistato nove seggi. Il Blocco del Popolo (costituito dal Partito Socialista e dal Partito Comunista) aveva conquistato la maggioranza relativa con 29 seggi, seguito dalla Democrazia Cristiana con 20 seggi.

Per colpa di Li Causi, Giuliano aveva perso soldi e credibilità e quindi esigeva da lui delle spiegazioni. Ma l’uomo politico si rese irreperibile. Avendo saputo che il 1° maggio si sarebbe recato a Portella delle Ginestre per fare un comizio ai contadini, Giuliano gli diede appuntamento lì. In realtà, egli intendeva catturarlo per fargli confessare davanti a tutti ciò che aveva fatto.

Il 28 aprile 1947 Giuliano spiegò ai suoi uomini che il suo piano prevedeva una sparatoria in aria e poi la cattura del parlamentare. In quella occasione Salvatore Giuliano manifestò il proposito di candidarsi alle prossime elezioni.

Tra gli uomini di Giuliano vi era un certo Salvatore Ferreri che, in realtà, era un confidente dell’ispettore di polizia Ettore Messana. Ferreri si recò lo stesso giorno dall’ispettore e lo informò di ogni cosa. L’ispettore informò, a sua volta, il capo mafia Calogero Vizzini, il colonnello dei carabinieri Giacinto Paolantonio e alcuni esponenti della Democrazia Cristiana che non avevano ancora digerito la vittoria della sinistra.

⇒ Il piano criminale per incastrare Salvatore Giuliano

Dalla riunione scaturì una decisione destabilizzante. Conoscevano il piano di Salvatore Giuliano e quindi dovevano approfittarne per addossare a lui e ai suoi uomini la responsabilità di quanto avevano progettato. Avrebbero così distrutto una popolarità che, se usata oculatamente, in campo politico poteva stravolgere i piani di chi, per sete di potere, era pronto a vendersi l’anima.

Giuliano e i suoi uomini, braccio armato dell’EVIS, avevano conquistato l’autonomia. Erano divenuti troppo popolari e quindi questa popolarità andava distrutta. Il piano studiato dall’ispettore Messana avrebbe prodotto un duplice effetto: avrebbe impedito alle sinistre di andare al potere (a tutto vantaggio della Democrazia Cristiana) e avrebbe distrutto sul nascere un temibile avversario politico.

Come prima mossa, il colonnello dei carabinieri Paolantonio, lo stesso 28 aprile 1947 avvertì Li Causi di non andare a Portella delle Ginestre. Infatti, egli modificò i suoi piani e se ne andò a Bagheria, mentre al suo posto mandò Francesco Renda che, dice lui, era all’oscuro di tutto. Però, guarda caso, a Portella arrivò quando tutto era già compiuto perché, lo dice sempre lui, ad Altofonte si guastò la sua moto con sidecar.

Salvatore Giuliano si recò a Portella delle Ginestre con alcuni suoi uomini mentre altri, appartenenti alla squadra di Antonino Terranova, avrebbero dovuto, materialmente, sequestrare l’oratore Girolamo Li Causi.

Portella delle Ginestre

⇒ Nota della Redazione. Alle ore 10:15 del 1° maggio 1947 a Portella delle Ginestre morirono 11 persone e altre 27 rimasero ferite più o meno in modo grave. Nella foto sopra, alcuni contadini indicano la collinetta da dove partirono gli spari. Ma i fatti, come vedremo in altra occasione, non si svolsero come ci hanno voluto raccontare. Le carte relative a ciò che accadde a Portella delle Ginestre sono custodite negli archivi del Ministero degli Interni e in quello della Difesa. Dovevano restare vincolate con il “segreto di Stato” fino al 2016. Ma a tutt’oggi non è stato del tutto rimosso!

Leggi anche: Salvatore Giuliano, il colonnello dell’EVIS
Indipendentisti siciliani e banditismo negli anni ’40
La verità sulla Torre ottagonale di Enna

torredienna.it


Rispondi