L'Ora Siciliana

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Autonomia Siciliana tradita da chi ha governato la Sicilia

Autonomia Siciliana

Lo Statuto Siciliano è sempre stato tradito
da chi ha governato la Sicilia

di Angelo Severino ©

Lunedì 9 settembre 2019 il quotidiano “Libero” di Vittorio Feltri ha pubblicato in prima pagina un articolo di Francesco Specchia “Caro ministro Boccia, dai l’autonomia a lombardi e veneti o levala alla Sicilia”. L’articolo contiene un vero e proprio attacco all’Autonomia Siciliana. 

Lo Statuto Speciale per la Regione Siciliana è il risultato di una lunga trattativa fra il Regno d’Italia e il Popolo Siciliano. Purtroppo, ad oggi, è “considerato” come se fosse stato un “regalo” della Repubblica italiana.  Lo Statuto Siciliano fu invece approvato con Regio Decreto Legge del 15 maggio 1946, n. 455 e poi convertito in legge costituzionale del 26 febbraio 1948, n. 2.

Chi conosce veramente l’origine dell’Autonomia Siciliana sa che fu un vero e proprio “armistizio” fra il Regio Esercito Italiano in guerra con l’Esercito Volontario per l’Indipendenza della Sicilia (EVIS). Fu un compromesso “morbido” con lo scopo di riappacificare la Sicilia all’Italia. Ecco cosa dovrebbero sapere i giornalisti feltriani e i governatori padani-leghisti prima fare propaganda contro la Sicilia!

La redazione de L’Ora Siciliana pubblicherà una serie di articoli-lezioni per i governatori del nord e per i Siciliani, con l’intento di ricordare i martiri dell’EVIS e tutti coloro che hanno lottato per l’indipendenza della Sicilia che è stata per circa mille anni uno Stato a sé, quasi sempre con un proprio Parlamento, quello del Regno di Sicilia. Il Popolo Siciliano potrebbe benissimo riprendere ciò che gli fu sottratto nel 1816 per il colpo di stato del Re di Ferdinando III e con l’istituzione del cosiddetto “Regno delle Due Sicilie”.

“Libero” di lunedì 9 settembre 2019

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Lo Statuto Siciliano è il “Pactum costituzionale”

di Giuseppe Scianò ©

La ricorrenza dell’anniversario della emanazione dello Statuto Speciale di Autonomia per la Regione Siciliana obbliga ad alcune puntualizzazioni. A differenza di quello di tutte le altre Regioni, lo Statuto Siciliano nasce da “PACTUM” fra il Popolo Siciliano in armi e lo Stato italiano.

Non si tratta quindi di una concessione o comunque di un “atto” unilaterale, ma del risultato di una lunga trattativa mirata a dare una via d’uscita, pacifica ed onorevole, ad una situazione conflittuale con stati d’assedio, lotte di massa, dimostrazioni, guerriglia, morti e feriti da entrambi le parti e – non ultimo – con la presenza dell’EVIS (Esercito Volontario per l’Indipendenza della Sicilia), comandato prima da “Mario Turri” (Antonio Canepa) e successivamente da “Secondo Turri” (Concetto Gallo). Ecco perché i maggiori costituzionalisti parlano di “origine pattizia” della Statuto Siciliano.

È appena il caso di fare rilevare che lo Statuto Siciliano ha “anche” funzione “riparatoria” per i danni derivati e derivanti alla Sicilia dall’annessione del 1861 che, com’è noto, seguiva l’occupazione anglo-sabaudo-garibaldina del 1860. È, insomma, uno Statuto “sui generis”, accolto e inserito nella Costituzione italiana della Costituente. Non cambia la validità dello Statuto il fatto che questo non sia stato mai applicato integralmente e che anzi sia stato mutilato e vanificato.

Lo Statuto o, per meglio dire, l’Autonomia Siciliana è stata ed è gestita fin dal primo momento dai partiti politici, centralisti e dominanti di volta in volta in Sicilia, in un clima di consociativismo pressoché permanente con le sedicenti opposizioni. Gli uni e le altre quasi totalmente vocate all’ascarismo e certamente di cultura contrastante con le ragioni e la storia della “specialità” dell’Autonomia Siciliana, ed esse stesse impegnate nell’antisicilianismo.

Si è verificato, pertanto, con rarissime dissociazioni, che la Regione Siciliana, anziché essere strumento di autogoverno, di progresso, di democrazia e di crescita economica politica e morale del Popolo Siciliano, sia diventata di fatto strumento dei partiti italiani e dei loro proconsoli in Sicilia per una politica di clientelismo, di lottizzazioni, di penetrazione colonialista più capillare, di maggiore asservimento agli interessi continentali e… via dicendo. Con le conseguenze che oggi bruciano sulla pelle del Popolo Siciliano.

Ci pare ovvio che, in queste condizioni, l’Autonomia Siciliana può essere tutto ma non potrà mai essere l’alibi per le responsabilità e i disastri provocati dagli uomini e dalla classe politica che hanno gestito la Regione e ne hanno tradito lo Statuto con tutti i diritti costituzionali del Popolo Siciliano.

Gli Indipendentisti Siciliani, nel denunciare quanto sopra, ribadiscono che, se si vuole parlare seriamente di legalità in Sicilia, si deve applicare, nella integrità originaria del suo testo, lo Statuto Siciliano. Ribadiscono altresì che la vera riforma federalista, della quale lo Stato italiano ha estrema necessità, debba passare attraverso l’applicazione e la evoluzione della Statuto stesso, le cui validità, attualità e valenze giuridico-politiche sono state confermate dalla storia e dalla cronaca di questi ultimi decenni e dal forte vento di rinnovamento e di giustizia che soffia sull’Europa del terzo millennio.

Leggi l’articolo orginale di Giuseppe Scianò

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