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Gallo, l’eroe del separatismo siciliano

Comizio di Concetto Gallo

Concetto Gallo
fu il comandante dell’EVIS
(Esercito Volontario per l’Indipendenza della Sicilia)

di Giuseppe Scianò ©
Coordinatore Centro Studi “Andrea Finocchiaro Aprile”
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Concetto Gallo nasceva a Catania nel 1913 e moriva a Catania il 1° aprile 1980. È ricordato per il suo importantissimo ruolo ricoperto nella lotta armata per l’indipendenza della Sicilia. Lotta armata, questa, che raggiunse il proprio apice nel 1945 e della quale Concetto Gallo fu uno dei maggiori protagonisti. Fu, addirittura, il comandante dell’EVIS (Esercito Volontario per l’Indipendenza della Sicilia) succedendo nella carica al prof. Antonio Canepa ucciso a Randazzo il 17 giugno del 1945.

Com’è noto, Canepa aveva usato lo pseudonimo di “Mario Turri”. Non a caso, e in omaggio alla memoria del predecessore, Concetto Gallo (che, peraltro, era stato eletto comandante dell’EVIS direttamente dai giovani guerriglieri) aveva assunto lo pseudonimo di “Secondo Turri”.

Concetto Gallo, però, a differenza del suo predecessore, ritenne che l’EVIS dovesse diventare subito operativo e dovesse passare al contrattacco, tanto più che era in corso una grande opera di repressione del separatismo siciliano da parte del Governo Italiano che aveva mobilitato, in tutta la Sicilia, l’Esercito, le Forze Armate, i Corpi specializzati e l’intero organico della Polizia.

Situazione, questa, resa più grave dall’arresto e dal successivo internamento nell’isola di Ponza, avvenuti nei primi di settembre del 1945, dei leaders indipendentisti Andrea Finocchiaro Aprile, Antonio Varvaro e Francesco Restuccia.

Andrea Finocchiaro Aprile

Il coraggio e le capacità strategiche di Concetto Gallo ebbero modo di manifestarsi, in particolare, nella battaglia di Monte Santo Mauro, in territorio del comune di Caltagirone, dove una sessantina di giovani guerriglieri dell’EVIS, sotto la sua guida, resistettero all’assedio e all’attacco sferrato da un contingente di circa 3.000 soldati dell’Esercito del Regno d’Italia dotati, peraltro, anche di armi e di mezzi pesanti.

Sulla battaglia di Monte San Mauro leggi:
Concetto Gallo, detto U Liuni di Santu Mauru
Evis e i 58 giovani eroi di Monte San Mauro

Non avendo altra via d’uscita, Concetto Gallo fece defilare, a poco a poco, i suoi guerriglieri e restò, in prima persona, ad affrontare il nemico con il solo aiuto di due giovani che avevano disobbedito all’ordine di abbandonare il campo. Fu ferito e fu catturato, mentre i guerriglieri sfuggiti alla cattura ricomponevano le loro formazioni in montagna. L’effetto propagandistico di quella battaglia fu enorme, anche perché i guerriglieri separatisti, Gallo compreso, avevano indossato divise militari specifiche.

C’è da sottolineare come contro di lui pesi ancora, purtroppo, l’accusa di “accordi precisi con alcune delle bande” che, in quel movimentato dopoguerra, imperversavano in Sicilia. Fra queste, primeggiavano la banda di Salvatore Giuliano e la banda dei fratelli Avila di Niscemi.

A tale proposito, è doveroso riferire che, a quanti gli rivolgevano l’accusa di avere, così, compiuto un gravissimo errore, controproducente anche nel tempo, Gallo rispondeva che, sull’esempio di Garibaldi, il quale aveva usato anche i banditi (e i picciotti di Mafia) per conquistare la Sicilia, lui, a sua volta, aveva usato i banditi, nel 1945, con l’intenzione di liberare la Sicilia. Non già, però, per una scelta assunta in libertà, ma per lo stato di necessità venutosi a creare a seguito della vasta azione repressiva adottata dal Governo Italiano per stroncare l’indipendentismo siciliano popolare e democratico.

Leggi anche: Indipendentisti siciliani e banditismo negli anni ’40

Luci e ombre sull’uomo che infiammò l’animo della gioventù siciliana degli anni della insurrezione indipendentista e che non può essere posto nel dimenticatoio. Né tantomeno essere il capro espiatorio di tutti gli errori dell’indipendentismo siciliano.

Dalla parte della sua difesa, c’è l’attenuante e la considerazione del fatto che Concetto Gallo non era stato mai un vero e proprio politico. Egli, inoltre, aveva agito in buona fede, usando i parametri culturali e morali del suo tempo.

Tutto ciò, tuttavia, non modifica il nostro orientamento politico che confermiamo e secondo il quale la lotta per l’indipendenza della Sicilia, sempre e ovunque, va condotta senza trattative, né compromessi, né tantomeno alleanze con il banditismo o con la Mafia. E siamo orgogliosi del fatto che a Randazzo, in contrada Murazzu Ruttu, nelle piazze, nelle strade, nelle montagne, i martiri dell’EVIS, tutti i martiri dell’EVIS, non erano né banditi né mafiosi!

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