Federico III. Fridericus tercius Dei gratia rex Siciliae - L'Ora Siciliana


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Federico III. Fridericus tercius Dei gratia rex Siciliae

Pietro, Federico Terzo

Federico III, figlio di Pietro III, per errore chiamato
Federico II di Aragona (regnò dal 1296 al 1337)

Tratto dal libro di Angelo Severino
(compralo: ISBN 979-12-200-3151-6)

“La verità sulla Torre Ottagonale di Enna” – pp. 19-20
https://torredienna.it
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Con la battaglia di Benevento (1266), in cui morì Manfredi, e poi con la morte cruenta di Corradino (1268), in Sicilia si era conclusa (finalmente!) anche la dinastia degli svevi di Hohenstaufen e iniziava (purtroppo!) quella angioina, che sarebbe durata fino alla rivoluzione del Vespro Siciliano, scoppiata il 30 marzo 1282, l’indomani di Pasqua. Era l’anno in cui Pietro III re d’Aragona, marito di Costanza (primogenita di Manfredi), fu proclamato a Palermo re di Sicilia con il nome di Pietro I. Aveva tre figli suoi eredi: Alfonso, Giacomo e Federico.

Quando il 10 novembre del 1285 Pietro III morì in Catalogna, il primogenito Alfonso preferì tenersi il regno d’Aragona, mentre quello di Sicilia andò a Giacomo, che il 2 febbraio del 1286 si fece incoronare a Palermo prendendo il nome di Giacomo II. Quando, successivamente, il 18 giugno del 1291, all’età di soli ventisette anni, Alfonso morì, toccò al fratello Giacomo andare, per legge ereditaria, a sostituirlo come re d’Aragona.

Giacomo, in base alle disposizioni date da Pietro III e al testamento fatto da Alfonso in data 10 marzo 1287, avrebbe dovuto rinunciare al regno di Sicilia per accettare quello di Aragona. Il regno di Sicilia, di conseguenza, sarebbe dovuto andare a Federico. Con la disinvoltura che gli era propria, però, Giacomo decise di accettare la corona di Aragona e di conservare anche quella di Sicilia.

Pietro, Federico Terzo

Alfonso, prima di morire, aveva promesso alla Francia di restituire la Sicilia agli Angiò e ora il popolo siciliano era giustamente molto preoccupato che ciò si potesse verificare, specialmente dopo che Giacomo II, nel novembre del 1295, aveva sposato Bianca d’Angiò [ cfr. Corrado Mirto, Il Regno dell’Isola di Sicilia e delle Isole adiacenti, Edas, Messina 1997, vol. I, pp. 68-70 ]. A dicembre, perciò, si riunì a Palermo un’assemblea dei rappresentanti della Sicilia occidentale, che nominò Federico Signore dell’Isola e convocò il Parlamento a Catania per il 15 gennaio del 1296.

Riunitosi il Parlamento, Federico fu nominato re con il titolo di “Fridericus tercius Dei gratia rex Siciliae”, ossia “Federico III re di Sicilia”. Ecco perché è sbagliato chiamarlo Federico II, come fanno in molti.

L’incoronazione fu fatta solennemente nella cattedrale di Palermo il 25 marzo, festa dell’Annunciazione, che in quell’anno coincideva con il giorno della santa Pasqua.

Nel maggio 1337, quando aveva compiuto 64 anni, Federico III era partito da Palermo per raggiungere Enna, dove contava di trascorrere l’estate nel suo castello (quello nuovo fatto costruire alcuni anni prima). Ma non vi arrivò perché, durante il viaggio, si ammalò gravemente vicino a Resuttano. Amando tantissimo il Popolo Siciliano, e non volendo che il suo corpo, dopo la morte, lasciasse l’Isola per l’Aragona, chiese di essere seppellito in Sicilia.

Rendendosi conto della sua fine imminente, Federico III re di Sicilia, dettò le sue ultime volontà e chiese di essere trasportato a Catania, presso le reliquie di Sant’Agata, alla quale era particolarmente devoto. Fu quindi messo in una lettiga e portato a spalla a turno dagli abitanti dei luoghi che si attraversavano.

E mentre il triste corteo si snodava lungo le tortuose strade dell’entroterra siciliano, tra il dolore delle popolazioni, si racconta che nel cielo improvvisamente apparì una cometa luminosissima che, superstiziosamente, provocò terrore nella gente, perché la si associò alla morte del loro amato re.

Il corteo non riuscì a raggiungere Catania perché il 25 giugno, nelle vicinanze di Paternò, le condizioni di Federico III si aggravarono e, abbracciando la Croce, dopo aver regnato per 41 anni, il re di Sicilia morì. La sua salma fu portata a Catania e composta nel castello Ursino dove ricevette l’ultimo omaggio, da una folla immensa in lacrime, prima di essere sepolta maestosamente nella cattedrale della città [ cfr. Corrado Mirto, Petrus Secundus Dei Gratia Rex Siciliae, da Archivio Storico Siciliano, serie IV vol. II, Palermo 1976, p. 13 ].

Uno dei figli del re, comunicando ai Siciliani l’inaspettata morte del padre, con molta commozione e con le lacrime agli occhi, disse:

«Non è più tra i vivi il glorioso principe che per tanti anni vi ha difeso dagli assalti ostili; che ha fatto sì che non si diventasse schiavi dell’antico nemico. Egli era per voi un padre, un fratello, un figliuolo».

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