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Monastero e chiesa di Santa Maria del Popolo di Enna

Santa Maria del Popolo Enna

Santa Maria del Popolo di Enna

Tratto dal libro di Angelo Severino
(ISBN 979-12-200-3151-6)

“La verità sulla Torre Ottagonale di Enna” – pp. 100-102
https://torredienna.it
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Santa Maria del Popolo di Enna

L’otto settembre 1550, giorno della nascita della Beata Vergine Maria, a quattro monache provenienti dal convento di San Marco di Enna fu consentito di occupare alcune stanze del Castello Nuovo di Federico III.

In città ci fu gran festa per questo evento e gli Ennesi accorsero in gran numero per dar loro un gioioso saluto. Tuttavia, le suore ben presto si trovarono a disagio perché quel posto certamente non permetteva di vivere in maniera ideale allo stile monacale. La stessa popolazione, che le aveva accolte festosamente, pensò quindi di provvedere per loro conto a renderlo più confortevole.

Il popolo di Enna si diede subito da fare e cominciò, con tanto impegno, a raccogliere denaro. Ne presero moltissimo e, a quèstua (cioè raccolta di soldi a scopo di carità) finita, lo si utilizzò per trasformare quel posto da un insieme di semplici stanze a un vero e proprio convento.

Per questa grande partecipazione di popolo, il sacro chiostro, che inizialmente si chiamò semplicemente di Santa Maria, fu perciò denominato “Monastero di Santa Maria del Popolo”, per gratitudine verso la cittadinanza.

[Nel libro “La verità sulla Torre Ottagonale di Enna” (ISBN 979-12-200-3151-6) è pubblicata integralmente l’annotazione sull’origine e sulla storia del convento, come si trova in un registro compilato dalle stesse monache a metà Seicento].

Si racconta che un giorno, nella dispensa del monastero, era finito l’olio d’oliva. Oltre a non poter condire il cibo, quando arrivava la sera, le pie sorelle non potevano neanche accendere le lampade ed erano costrette a pregare al buio. Una mattina, però, trovarono un gran recipiente ridondante di olio squisito che, tral’altro, fu anche utilizzato per guarire miracolosamente migliaia d’ammalati.

Dal monastero, detto “do pupulu”, perché, in un certo senso, apparteneva al popolo, i cittadini ennesi beneficiarono di tante altre provvidenze. I poveri giorno per giorno ricevevano elemosine e gli ammalati venivano assistiti con cure mediche appropriate. Gli agricoltori e gli artigiani guadagnavano lavorando per il monastero. Le ragazze di ceto medio-alto potevano permettersi di andare dalle monache per imparare il mestiere di ricamatrici, mentre le più povere e le orfane venivano soccorse nel miglior modo possibile.

Ma la cosa più sorprendente si verificava nel momento in cui la città si trovava sotto violenti temporali, con i fulmini che “rumoreggiavano” e con i “furibondi venti che venivano a guerra”. Le monache allora cominciavano a suonare con energia la campana di Santa Maria del Popolo e la tempesta miracolosamente si placava. In quel “sacro bronzo” stava scritto:

“Demones expello, Tempestates quae sereno, Viventes quae voco, Quae periere gemo”, cioè “Allontano i demoni, calmo le tempeste, chiamo i viventi, piango chi è morto”.

A quel tempo a Enna si trovavano non meno di sedici conventi e, fra questi, quello a cui i cittadini erano più affezionati era il monastero di Santa Maria del Popolo, al quale però mancava una chiesa. Essa fu costruita, intorno al 1580, incuneandola, tra l’ex Castello Nuovo di Federico III e il monastero.

Chiesa Santa Maria del Popolo di Enna

Ultimata la chiesa, tuttavia, non era possibile accedervi dall’esterno. Le funzioni religiose erano riservate alle sole monache, che entravano dalla parte interna comunicante con il convento. L’antica torretta di guardia del Castello Nuovo era stata, nel frattempo, trasformata in campanile, nel quale trovò posto la campana di cui si è scritto.

Il giorno 11 gennaio 1693, la chiesa subì gravi danni a causa di un forte terremoto che colpì la Sicilia orientale e quindi non fu più possibile utilizzarla. I primi lavori di ripristino del campanile e di altre parti danneggiate dal sisma cominciarono nel 1738, dopo quarantacinque anni dalla sua chiusura.

Nel 1826 i danni prodotti dal terremoto nella chiesa di Santa Maria del Popolo furono completamente riparati e, nello stesso tempo, terminati anche i dovuti restauri. Fu così possibile non solo riaprire la chiesa, ma permettere anche, per la prima volta, ai fedeli di assistere alle messe. I cittadini ebbero quindi l’opportunità di ammirare, oltre l’esterno, anche l’interno della chiesa e soprattutto di apprezzare gli stupendi affreschi del pittore ennese Saverio Marchese, che adornano ancora oggi la volta della chiesa.

Nel 1894, l’intero complesso di Santa Maria del Popolo (Castello Nuovo di Federico III, Monastero e Chiesa), sarà espropriato e passerà al Demanio dello Stato per essere utilizzato dal Genio militare.

Nel 1944, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, la chiesa di Santa Maria del Popolo fu nuovamente aperta ai fedeli. Ma fu richiusa nel 1973 perché resa inagibile a causa di una violenta alluvione che colpì Enna. Nel 1986 iniziarono i lavori di riparazione e nel 1991, dopo diciotto anni, la chiesa fu riconsegnata alla Confraternita del Sacro Cuore di Gesù.

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