L'Ora Siciliana

L'Ora Siciliana, diretto da Angelo Severino, è un giornale di cultura, politica, storia (e controstoria) di Sicilia.



Ricerca storica

19 ottobre 1944. Strage italiana a Palermo

19 ottobre 1944

La strage di Palermo del 19 ottobre 1944

I soldati italiani spararono e lanciarono bombe a mano
uccidendo 24 persone e ferendone 158

di Giuseppe Scianò ©
Coordinatore Centro Studi “Andrea Finocchiaro Aprile”

 

19 ottobre 1944. Nella foto (del 19 ottobre 2010), da sinistra: Valerio Midolo (fratello di Erasmo, ucciso nella strage italiana a 19 anni), Domenico Porretta (assessore provincia Palermo alle politiche sociali), Corrado Mirto (storico e presidente del Fronte Nazionale Siciliano) e Gaetano Balistreri (unico superstite della strage).

Il 19 ottobre ricorre l’anniversario della strage di via Maqueda nella quale si contarono 24 morti e 154 feriti. Fu una strage di cittadini che chiedevano pane, giustizia, libertà, lavoro, abitazioni civili e ripristino dei servizi essenziali. E che protestavano contro l’intrallazzo e contro il malgoverno.

All’apice di una grande democratica manifestazione popolare, il 19 ottobre del 1944 a Palermo, nella centralissima via Maqueda, sotto le finestre del Palazzo Comitini, allora sede della prefettura, una cinquantina di soldati dell’esercito italiano (Divisione Sabauda) con funzioni di polizia e di ordine pubblico, e armati di fucili e di bombe a mano, vistisi circondati da un’enorme folla di cittadini, fecero fuoco e lanciarono le bombe a mano uccidendo 24 persone e ferendone, piuttosto gravemente, ben 158 (stando alle cifre ufficiali). Quei soldati obbedivano a ordini ben precisi e seguivano le procedure in vigore, soprattutto in Sicilia.

Si era trattato di una manifestazione popolare pacifica anche se, certamente, di forte era l’impronta sicilianista. Erano cittadini di ogni ceto e di ogni categoria sociale. Molti di loro erano giovanissimi, anzi erano ragazzi spesso studenti. Il tutto si svolgeva nella Palermo semidistrutta dagli spietati e massicci bombardamenti a tappeto della seconda guerra mondiale.

Subito dopo la sparatoria e la strage degli innocenti (e dopo il fuggi fuggi generale) la via Maqueda restò quasi deserta, ma letteralmente grondante di sangue umano. Furono chiamati i vigili del fuoco, i quali dovettero faticare a lungo per lavare il fondo di quella strada e quello delle traverse più vicine. Furono usate numerose autobotti e motopompe.

Fu severamente vietato di effettuare fotografie (e le fotografie, comunque fatte, sarebbero state distrutte in un secondo tempo). Ciò valeva anche per i vigili del fuoco, allora chiamati pompieri. Vigeva, insomma, la “consegna del silenzio”, anzi del segreto militare. Fu una vera tragedia, sulla quale fu proibito persino di piangere. Tornata la calma, fu frettolosamente intrapresa la politica della manipolazione della verità del silenzio nonché della disinformazione. Se ne inventarono di tutti colori!

Per ben mezzo secolo fu impossibile collocare una lapide in via Maqueda o nel Palazzo Comitini o in un altro luogo idoneo che ricordasse la strage. Nel 1994, per opera della Giunta provinciale presieduta da Francesco Musotto, in occasione del cinquantesimo anniversario della strage, fu finalmente collocata una lapide all’interno del Palazzo Comitini. Ma le notizie su quell’avvenimento (tenendo conto, però, delle poche lodevoli eccezioni) vennero spesso minimizzate, frazionate e riferite, alterando la verità e persino il contesto storico nel quale si era svolto il tragico evento.

Venne e viene volutamente e, troppo spesso, trascurata la circostanza che la stragrande maggioranza dei Siciliani si dichiarava indipendentista e si batteva per la realizzazione del grande progetto politico, condiviso a livello popolare, che prevedeva altresì che fossero restituiti al Popolo Siciliano alcuni diritti fondamentali negati nel 1860. Come il diritto alla indipendenza e alla sovranità della Sicilia, il diritto alla libertà e progresso. E il diritto a un futuro migliore.

Ci permettiamo di ricordare che moltissimi giovani siciliani (compresi coloro che, in quelle giornate si trovavano in congresso indipendentista a Taormina) si sarebbero poi arruolati nell’Evis (Esercito Volontario per l’Indipendenza della Sicilia) che sarebbe stato organizzato da Antonio Canepa da lì a poco.

In nome delle tante vittime e anche in nome dei numerosi, eroici, giovani che avrebbero sacrificato la loro vita alla causa siciliana, il Centro Studi “AFA” si batte affinché sulla strage di via Maqueda siano fatte piena, totale verità e, anche, giustizia.

[ Leggi anche: “La strage del pane in via Maqueda a Palermo” ]
[ Leggi anche: “Comu l’agneddi n’uccenti (19 ottobre 1944)” ]

Scarica i pdf del giornale
Diventa editore de “L’Ora Siciliana”
oppure leggi come sostenerci


2 commenti a “ 19 ottobre 1944. Strage italiana a Palermo ”

  1. Giuseppe ha detto:

    Onore a tutte le vittime !!!

  2. Elvira ha detto:

    È una delle tante atrocità commesse contro ila Sicilia ed il popolo siciliano !..si cerchi il modo per rendere di dominio pubblico queste notizie che fanno parte della nostra storia !
    Quando leggo questi efferati delitti ( perché di delitti si tratta !) il mio cuore si stringe in una morsa di dolore misto a rabbia perché impotente !….. E le mie lacrime rigano le mie guance !

Rispondi

Vai alla barra degli strumenti