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Qual è il vero significato del Natale?

Natale

NATALE

L’INCARNAZIONE DIVINA
È IL VERO SIGNIFICATO DEL NATALE

Nel Cristianesimo è Dio che cerca l’uomo.
Nelle altre religioni è il contrario

di Daniel Powell Williams ©

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Natale. In questo periodo natalizio siamo portati a meditare su una verità che è fondamentale per la fede cristiana. L’incarnazione di Gesù è la storia più bella che sia stata mai raccontata, una storia che portò speranza e fede a un mondo in schiavitù. È una storia a noi molto familiare che abbiamo sentito tante volte.

Consideriamo il suo messaggio per affrontare la sfida del mondo di oggi e giustificare la speranza che è in noi. Una comprensione del vero significato del Natale sarà per noi più che regali e festività. Se noi sentiamo la vera voce del Natale, e viviamo un po’ del suo spirito, ci troveremo come i Magi d’Oriente. Soprattutto vi sarà l’acclamazione e l’adorazione di Colui che venne per dare pace e buona volontà.

Commemoriamo dunque il Natale in questo spirito e andiamo avanti stabilendo questa testimonianza. Consideriamo prima di ogni cosa che Dio prende l’iniziativa nella salvezza dell’uomo ed è questo che distingue il Cristianesimo da tutte le altre religioni.

Negli altri sistemi religiosi l’uomo cerca Dio e cerca di rendersi accettevole a lui tramite buone opere, riti elaborati e cerimonie varie e, in alcuni casi, mediante lunghi pellegrinaggi, digiuni e penitenze di ogni genere. Si arriva persino a uccidere un altro uomo se così facendo si potrà placare e riconciliarsi con il proprio Dio.

Nella fede Cristiana invece vediamo Dio che prende l’iniziativa e va a cercare l’uomo. Il Vangelo di Cristo non è un sistema o un dogma e neppure il prodotto della cultura umana. È Dio stesso che si compiace di giungere a noi per salvare una razza impotente.

La filosofia Greca cercò di condurre o elevare l’uomo a Dio. Viceversa, la rivelazione di Dio agli Ebrei era quella del Dio che viene giù all’uomo. Nell’incarnazione i fatti coincidono. Dio discende fino all’uomo in carne e, in quello stesso atto, eleva la natura umana in un’unione con se stesso nella persona di Gesù Cristo.

Nel suo Evangelo, Giovanni afferma la deità, l’eternità, l’eguaglianza, la visibilità e la sublimità del Cristo che dimora in mezzo a noi. La sua apparizione in carne era però transitoria come il Tabernacolo nel deserto nei giorni antichi che, con tutta la sua gloria di dentro e di fuori, era tuttavia temporaneo.

L’apparizione di Dio in un tabernacolo di polvere era soltanto per una stagione affinché il sublime proponimento della sua venuta fra gli uomini (abitare nell’uomo e dimorare in una umanità santificata) fosse reso possibile. Gesù era il rappresentante del Padre, il rappresentante umano di Dio e, solo credendo in Gesù e ricevendolo, anche noi diventiamo i suoi rappresentanti in terra.

Questo è lo scopo ultimo della sua venuta: stabilire in terra una testimonianza che attesti che egli dimora ancora con noi e, in un modo più glorioso, in un corpo universale di credenti.

La nazione ebraica rifiutò Gesù. Non aveva un posto per lui e per tale motivo non riuscì a rappresentarlo. Lo accusarono, lo diffamarono e alla fine lo crocifissero. Per un certo tempo essi sono stati messi da parte e l’onore di rappresentare Gesù è stato conferito a noi cristiani. In sostanza, egli vuole che noi siamo sulla terra ciò che sarebbe stato lui se non fosse asceso in cielo dal Padre.

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