L'Ora Siciliana

L'Ora Siciliana, diretto da Angelo Severino, è un giornale di cultura, politica, storia (e controstoria) di Sicilia.



Ricerca storica

Angela Romano, la brigantessa di 9 anni

Angela Romano fucilata

Angela Romano
la bimba di 9 anni fucilata
perché accusata di essere una brigantessa

La rappresaglia fu crudele e incivile
e furono fucilate SETTE vittime innocenti
per brigantaggio

Giuseppe Scianò ©
Coordinatore Centro Studi “Andrea Finocchiaro Aprile”

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La rivolta esplosa il 1° gennaio 1862 a Castellamare del Golfo (Trapani) fu una sommossa popolare a carattere sicilianista finalizzata a contestare e a delegittimare la “condizione coloniale” della Sicilia tutta. In particolare fu una protesta contro la politica economica del giovane Regno d’Italia che aveva determinato il crollo irreversibile dell’economia siciliana provocando ovunque miseria, disoccupazione, corruzione e disperazione.

Nel mirino del risentimento popolare aveva un ruolo importante anche l’istituzione della leva militare obbligatoria che in tutta la Sicilia, e in particolare a Castellamare del Golfo, era diventato motivo di proteste e di ribellioni. Le proteste venivano spesso soffocate nel sangue e in rappresaglie crudeli nelle località di volta in volta assoggettate al reclutamento forzato dei giovani.

La rivolta di Castellamare, per la verità, era stata lungamente preparata anche perché quella cittadina (che era stata particolarmente ricca e operosa, con alti livelli di produttività e di collegamenti commerciali sia in mare che in terra) si era ritrovata, subito dopo il maggio del 1860, in piena crisi e governata malissimo da “collaborazionisti” asserviti al governo piemontese, generalmente arricchitisi a spese dei loro stessi concittadini. Erano, questi “collaborazionisti”, denominati, in modo dispregiativo, “Cutrara”.

Non a caso nel cercare di ridimensionare l’importanza e il ruolo della rivolta sicilianista, non pochi storiografi preferiscono presentare la rivolta stessa come un momento di lotta “sociale”, “interna” alla cittadinanza di Castellamare e non come una tappa importante di quella lotta per la libertà e l’indipendenza di tutta la Sicilia che si sarebbe protratta eroicamente, con alterne vicende, fino ai nostri giorni.

Ed è per questo necessario che quella rivolta sia oggetto di un “documento” specifico che ripristini la verità dei fatti realmente accaduti. Anche per rendere giustizia alle centinaia di giovani combattenti che seppero affrontare con coraggio le truppe del Regio Esercito intanto sopravvenute. Gli episodi di valore furono numerosi e si evincono dai provvedimenti repressivi che il governo sabaudo si affrettò ad attuare anche attraverso l’invio di ulteriori rinforzi di truppe.



È doveroso ricordare la rappresaglia particolarmente crudele e incivile che portò alla fucilazione di SETTE vittime innocenti delle quali riportiamo di seguito i nominativi:

Marina Crociata, una cieca di 30 anni
Marco Randisi, un bracciante agricolo di 45 anni
Benedetto Palermo, un sacerdote di 46 anni
Angela Catalano, un’invalida di 50 anni
Angela Calamia, di 70 anni
Antonio Corona, di 70 anni
Angela Romano, una bimba di appena 9 anni

Anche se questa ultima “strage di innocenti” è, come abbiamo detto orrenda, sarebbe riduttivo limitare la elencazione dei morti a questo singolo episodio. Cosa, questa, che di fatto sogliono fare la maggior parte di coloro che scrivono sulla rivolta di Castellamare.

Diventa pertanto di grande attualità ricordare la rivolta esplosa il 1° gennaio 1862 a Castellamare del Golfo e lo abbiamo fatto durante un incontro svoltosi a Palermo, organizzato dal “Centro Studi Andrea Finocchiaro Aprile”, con lo scopo di diffondere (seppure a distanza di 154 anni) e di recuperare la memoria di una grande rivolta nonché per riaffermare “IL DIRITTO ALLA VERITÀ E IL DIRITTO A SALVAGUARDARE LA PROPRIA MEMORIA STORICA DA PARTE DEL POPOLO SICILIANO”.

Infine, teniamo a puntualizzare questo aspetto della vicenda soprattutto nell’attuale momento storico, nel quale si notano grandi “manovre per cancellare” (anche dal punto di vista territoriale) la identità, la dignità, i diritti fondamentali del Popolo Siciliano nonché la stessa Sicilia.

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One response to “ Angela Romano, la brigantessa di 9 anni ”

  1. Gino Saggese ha detto:

    L’Ora Siciliana, interessante!

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