L'Ora Siciliana

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Vespro Siciliano. L’inizio della rivoluzione – 2

Vespro Siciliano.
L’inizio della rivoluzione.
del prof. Corrado Mirto.

PRIMA PARTE – 2

Il 31 marzo del 1282 a Palermo divampò contro gli Angioini la rivolta che si estese, con grande rapidità, prima ai centri vicini poi a quelli più lontani. Il 5 aprile le bandiere della libera Sicilia sventolavano anche nella parte sud orientale dell’Isola, a Modica, Ragusa e Scicli. Il 28 aprile pure Messina, sede del governatore angioino della Sicilia, cacciò i dominatori stranieri. In meno di un mese quindi tutta la Sicilia si era liberata. Alla fine di luglio un grande esercito angioino investì Messina che si difese con un valore che, a volte, divenne esaltazione mistica. Si dava per certo che la Madonna era apparsa sulle mura assieme ai difensori; l’abbondanza di pesce che veniva pescato faceva pensare alla pesca miracolosa di cui parlano i Vangeli, l’estate stranamente piovosa rese possibile dentro le mura la produzione di ortaggi e rendeva certi della protezione divina.

Bartolomeo di Neocastro, un cronista contemporaneo, facendo sfoggio di cultura religiosa, scriveva: «Pluet Dominus mel et lac a coeli nubibus super terram, et ex alto nutriet Dominus plebem suam». Cioè: «Il Signore farà piovere miele e latte dalle nubi del cielo sulla terra e dall’alto nutrirà il suo popolo». Intanto il parlamento siciliano riunito a Palermo decise di offrire la Corona di Sicilia a Pietro III d’Aragona, che era il marito di Costanza, figlia di Manfredi, ultimo re di Sicilia. Pietro III accettò l’offerta e il 30 agosto 1282 sbarcò a Trapani accolto con grande festa.

In realtà le forze che arrivarono con lui erano modeste: si trattava di una trentina di navi che portavano poche centinaia di cavalieri e poche migliaia di fanti, i quali erano anche “sfardati”, cioè con i vestiti logori, ma si trattava sempre di un sostegno militare. Pietro III, viaggiando per via di terra, arrivò a Palermo il 4 settembre. Le accoglienze riservate dai Palermitani al marito della loro regina furono trionfali. Infatti, andarono a incontrarlo sei chilometri fuori delle mura.

Il cronista Saba Malaspina scrive che, quando il nuovo re di Sicilia entrò nella capitale del Regno, il clamore della folla e il suono delle trombe si sentivano fino a Monreale. Alla fine di settembre, all’avvicinarsi di un esercito siculo-aragonese, Carlo I d’Angiò ordinò la ritirata alle truppe che assediavano Messina. Il 2 ottobre del 1282 Pietro III entrò nella città dello Stretto, mentre i siculo-aragonesi passavano all’offensiva in Calabria.

La battaglia di Napoli.

Nella primavera del 1284 Carlo I andò in Provenza per raccogliere denaro e preparare uomini e navi per una grande offensiva contro la Sicilia prevista per l’estate. Lasciò a Napoli come reggente il figlio Carlo lo Zoppo, ma gli ordinò di non prendere nessuna iniziativa prima del suo ritorno. Non aveva infatti nessuna fiducia nel figlio che non stimava e in modo particolare non amava perché molto diverso da lui. Carlo lo Zoppo era mite e il padre scambiava la mitezza per inettitudine.

Il figlio poi non approvava gli spietati sistemi di governo del genitore e, divenuto re, in una lettera del 10 agosto 1298 scrisse di essere convinto che la rivolta siciliana era scoppiata per la sfrenata licenza degli ufficiali di suo padre. In Sicilia le notizie riguardanti i preparativi nemici avevano destato preoccupazione, anche per le difficoltà di ricevere aiuti dall’Aragona che doveva pensare alla sua difesa davanti alla prospettiva dell’invasione francese. Si decise perciò di colpire il nemico prima che avesse potuto effettuare il concentramento delle forze. Da Messina partì la flotta siciliana sotto la guida dell’ammiraglio Ruggero Lauria che godeva già di largo prestigio. Le navi siciliane arrivarono nel golfo di Napoli devastando le terre che incontravano sul loro percorso. La loro presenza provocò viva emozione e pressioni sul principe Carlo perché si assalissero le navi nemiche.

Solo pochi consiglieri, fra cui il legato pontificio, insistevano perché non si pigliasse alcuna iniziativa prima dell’arrivo del sovrano. Alla fine, Carlo lo Zoppo decise di affrontare il nemico e di guidare personalmente le sue navi. Il 5 giugno del 1284 si combatté la battaglia. Alla vista delle navi nemiche la flotta siciliana fuggì per alcune miglia, poi improvvisamente invertì la rotta e si lanciò contro di esse al grido di «Aragona e Sicilia». Prima che venissero a contatto con il nemico, gli equipaggi di diciotto navi dei regnicoli, presi dal panico, fuggirono, lasciando i Francesi soli a combattere una battaglia già perduta.

Prima parte [ 1 ]  Introduzione
Prima parte [ 2 ]  L’inizio della rivoluzione. La battaglia di Napoli
Prima parte [ 3 ]  La vittoria dei Siciliani. La reazione di Carlo I
Prima parte [ 4 ]  L’alleanza con l’Aragona

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