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Girolamo De Angelis, il beato e compatrono di Enna

Il beato Girolamo De Angelis

Girolamo De Angelis
il 4 dicembre 1623 fu arso vivo in Giappone

di Angelo Severino ©

 

Nella chiesa di San Marco a Enna è custodito il teschio del beato Girolamo De Angelis, compatrono della città. Il suo cranio, non distrutto dalle fiamme, era stato recuperato di nascosto da alcuni fedeli giapponesi e consegnato agli ultimi padri gesuiti che vivevano in clandestinità e che si accingevano a lasciare il Giappone. Nel 1659 la reliquia fu portata a Castrogiovanni (l’odierna Enna).

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Girolamo nacque a Enna nel 1567 da Gian Benedetto De Angelis. A diciassette anni si trasferì con il fratello Pietro a Palermo per studiare legge all’università. Qui venne a conoscenza degli “Esercizi Spirituali” di Sant’Ignazio da Loyola e rimase così affascinato da entrare, il 2 febbraio 1586, a diciannove anni, nella Compagnia di Gesù a Messina e cominciare a studiare teologia.

Dopo il noviziato, Girolamo De Angelis completò gli studi per il sacerdozio a Palermo e a Bivona. Presso i padri Gesuiti sentiva spesso parlare dell’attività missionaria nell’estremo oriente e in particolare in Giappone, dove San Francesco Saverio, già nel 1549, aveva proclamato il Vangelo.

Il giovane ennese, a sua volta, sentì la vocazione di partecipare alla grande opera di evangelizzazione in Oriente e, alla fine, la sua richiesta fu accettata e, prima ancora di essere ordinato sacerdote, fu assegnato alla missione in Giappone.

Insieme a padre Carlo Spinola, nel 1595 Girolamo lasciò Genova per Lisbona, città in cui la Compagnia di Gesù preparava i missionari che si accingevano a partire per l’Oriente. Nel marzo 1599, dopo essere stato ordinato sacerdote, fu imbarcato in una grande nave e partì come missionario per raggiungere il Giappone.

Il viaggio purtroppo non si rivelò del tutto felice. La nave, a causa di una serie di forti tempeste, colpì una roccia e fu costretta a ritornare indietro. I missionari, una volta sbarcati a Barcellona, attraversarono a piedi tutta la Spagna, prima di arrivare nuovamente in Portogallo.

Da Lisbona, i Gesuiti ripresero a viaggiare verso l’Oriente ma, nelle vicinanze del Brasile, una tempesta distrusse il timone della nave. Navigando l’Atlantico, i missionari furono costretti ad attraccare al primo porto disponibile. Ripresa la navigazione, furono però catturati da alcuni pirati inglesi e portati in Inghilterra e, da qui, tornarono nuovamente a Lisbona.

Il beato Girolamo De Angelis

Nel 1601, due anni dopo la prima partenza, finalmente i religiosi si rimisero in viaggio e dopo nove mese di navigazione giunsero a Capo di Buona Speranza e, infine, nel luglio del 1602 la nave approdò a Nagasaki in Giappone. Il viaggio era stato abbastanza problematico perché, oltre alla peste che aveva colpito alcuni marinai, era scarseggiato anche il cibo, andato a male per il caldo eccessivo.

Da Nagasaki, Girolamo De Angelis raggiunse la missione di Fushimi, dove vi rimase dal 1603 al 1614. In quel periodo, in Giappone vi erano più di duecento comunità cristiane create dai Francescani e dai Gesuiti.

Il 27 gennaio del 1614 il nuovo Shogùn (ossia il Primo Ministro) ordinò l’espulsione di tutti i missionari cristiani dal Giappone e per questo motivo De Angelis dovette trasferirsi in un’altra città e continuare segretamente la sua attività di apostolato. Mentre in molti lasciarono le missioni, Girolamo, travestendosi da mercante giapponese, di notte impartiva i sacramenti. Il suo infaticabile lavoro di evangelizzazione e il suo zelo portarono a un aumento di fedeli che passarono da mille a diecimila.

Nel novembre 1623 s’insediò un altro nuovo Shogùn, Iemitsu Tokugawa, e, a causa di una denuncia da parte di un apostata, arrestarono un uomo che aveva ospitato a casa sua padre De Angelis. Pur di liberare quell’uomo, il frate ennese e il catechista Simone Yembo si costituirono. Furono quindi arrestati e reclusi in due celle diverse. Durante la sua prigionia, Girolamo non cessò mai di pregare e battezzò ben otto compagni di carcere.

Il 4 dicembre 1623, a Yendo (Tokio), dopo essere stati costretti ad assistere alla esecuzione di quarantasette cristiani, De Angelis e Simon Yempo vennero legati a un palo per essere arsi vivi. Alcuni momenti prima di morire, Girolamo riuscì però a slegarsi, perché le corde si erano bruciate, e a inginocchiarsi per rivolgere un’ultima preghiera e un ultimo sguardo al Signore.

Il 7 luglio del 1867 Pio IX celebrò la cerimonia di beatificazione, processo iniziato nel 1659, di padre Girolamo e di altri duecento quattro martiri cristiani del Giappone morti dal 1617 al 1652.

Nella chiesa di San Marco a Enna è custodito il teschio del beato Girolamo De Angelis, compatrono della città. Il suo cranio, non distrutto dalle fiamme, era stato recuperato di nascosto da alcuni fedeli giapponesi e consegnato agli ultimi padri gesuiti che vivevano in clandestinità e che si accingevano a lasciare il Giappone. Nel 1659 la reliquia fu portata a Castrogiovanni (l’odierna Enna).

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