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Sicilia indipendente

Regno delle Due Sicilie. Una maledizione per i Siciliani

Regno delle Due Sicilie

Il Regno delle Due Sicilie

Fu una maledizione per i Siciliani

di Angelo Severino ©
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Rivolta siciliana 1820. Quella non è la nostra coccarda!

 

Regno delle Due Sicilie. La verità storica

Quando il conte Ruggero, la notte di Natale dell’anno 1130, fu solennemente incoronato nel duomo di Palermo come “1° Re di Sicilia”, la città di Napoli si governava come una Repubblica. Anacleto, l’antipapa, aveva concesso a Ruggero la “Coronam Regni Siciliae, et Calabriae, et Apuliae”. Il titolo di re di Sicilia, di Calabria e di Puglia fu poi confermato nel 1139 anche dal papa (quello legittimo) Innocenzo II.

Fu solo nel 1139 che la Repubblica Napoletana si unì al ducato di Puglia e alla Calabria formando con la Sicilia un unico regno: il “Regno di Sicilia” con Palermo sede del trono. Era successo che in quell’anno il duca di Napoli Sergio era morto in battaglia e i napoletani andarono a Benevento per parlare con il re Ruggero per assoggettare se stessi e Napoli al Regno di Sicilia. Avuto il consenso, accompagnarono il figlio del re a Napoli al quale consegnarono la città che assunse il nome di Ducato.

Iniziando dal conte Ruggero (della famiglia Altavilla), passando per la stirpe sveva degli Hohenstaufen, si arriva agli Angioini con Carlo I divenuto re di Sicilia nel 1266 dopo la battaglia di Benevento. Il suo fu un governo oppressivo e i Siciliani per sedici anni lo sopportarono fino all’insurrezione popolare del Vespro del 31 marzo dell’anno 1282.



Fu allora, dopo 143 anni dall’annessione di Napoli alla Sicilia, che ci fu la scissione e si formarono due regni separati con due re differenti. Uno fu l’antico Regno di Sicilia e l’altro il nuovo Regno di Napoli dove Carlo I d’Angiò stabilì il suo trono.

Il Parlamento siciliano riunito a Palermo, dopo che gli Angioini erano stati cacciati dall’Isola, decretò di offrire il trono di Sicilia all’aragonese Pietro III che nel 1262 aveva sposato Costanza, figlia primogenita di Manfredi, l’ultimo re di Sicilia prima di Carlo d’Angiò. Divenuto re di Sicilia, fu stimato dal popolo e ancora molto di più fu amato Federico III che governò affinché tutto potesse essere utile alla felicità e alla gloria della Sicilia e dei Siciliani. Era il periodo in cui l’indipendenza e la gioia si toccavano con mano.

Il tradimento di Ferdinando III

Per secoli, i successivi re di Sicilia hanno giurato sul Vangelo e sulla costituzione siciliana che Palermo sarebbe rimasta capitale del Regno. Ma l’8 dicembre 1816 Ferdinando III, andati via i Francesi dal Regno di Napoli, infischiandosene del giuramento fatto, attraverso un congiura politica per accontentare i ministri napoletani, con suo decreto (senza essere discusso in Parlamento) riunì in uno solo i regni di Napoli e di Sicilia.

Inventandosi un immaginario Regno delle Due Sicilie, si attribuì il titolo di Ferdinando Primo e stabilì il suo trono a Napoli. I Siciliani, dopo un asservimento durato trentatré anni, per reclamare il diritto alla loro indipendenza, insorsero nel 1820. Ma il loro grido di libertà fu soffocato e la Sicilia assoggettata nuovamente a Napoli.

Privato della sua naturale e antichissima indipendenza, il popolo siciliano maledisse, fin dal 1816, il Regno delle Due Sicilie tanto che il 12 gennaio del 1848 (28 anni dopo la prima rivolta contro Napoli) esplose a Palermo un’altra rivoluzione indipendentista siciliana. Ma, come accadde nel 1820, anche questa volta, la sommossa fu soffocata con il sangue e il 15 maggio 1848 la Sicilia ritornò nuovamente a Napoli, ossia al Regno delle Due Sicilie.

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2 commenti a “ Regno delle Due Sicilie. Una maledizione per i Siciliani ”

  1. Agatocle ha detto:

    Napoli non era una repubblica ma un ducato bizantino

  2. Alessio Patti ha detto:

    La storia dell’uomo è colma di schiavitù, ribellione e sangue.
    Tornarci sempre sopra non fa bene a nessuno, visti anche i terribili tempi che stiamo vivendo.
    Vorrei che si potessero scrivere nuove parole, una nuova storia di civiltà e di progresso e dire basta con le dispute e con le guerre: i veri siciliani si riconoscono dovunque e sotto l’oppressione di chiunque; la loro libertà non è venuta mai meno, anche se costretti a ubbidire.
    Famosa è la sentenza che molti siciliani hanno fatto propria: “Semu custritti a vasari li manu di cu’ si li merita tagghiati” (siamo costretti a baciare le mani di chi se li merita tagliate).
    Espressione forte per indicare che anche sottoposto al dominio della violenza di un dittatore, di un Re, di un despota e di uno Stato straniero, il siciliano per natura sua è libero, dentro di sé non abbasserà mai il capo, anche quando è costretto e minacciato di porgere omaggio al proprio aguzzino.

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