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Se Garibaldi è martellato – Parte Prima

Piazza Garibaldi

Il 20 agosto 2008 a Salemi
Lombardo incontra Sgarbi come
a Teano Garibaldi e Vittorio Emanuele II.

di Angelo Severino ©
[ Parte Prima ]

L’estate 2008 è da ricordare per tutta una serie di aspre polemiche che ha visto contrapposti, da una parte, personaggi del calibro di Raffaele Lombardo, neo presidente (e non governatore) della Regione Siciliana (e non della Regione Sicilia), e il sindaco di Capo d’Orlando, Enzo Sindoni, e, dall’altra parte, personalità autorevoli come lo “straniero” sindaco di Salemi, Vittorio Sgarbi, e lo scrittore Vincenzo Consolo con la sua delirante intervista a un quotidiano del Nord (Corriere della Sera).

Ma andiamo con ordine. Nei primi di luglio Sindoni aveva distrutto a martellate, durante una pubblica manifestazione, la lapide che riportava inciso il nome di Giuseppe Garibaldi, sostituendola con un’altra recante la scritta Piazza IV Luglio. Approfondisci cliccando qui. La ridenominazione della piazza aveva suscitato “tristezza” nel cuore del ferrarese Sgarbi che, a sua volta, aveva pensato bene di restaurare personalmente la lastra di marmo che ricorda l’arrivo a Salemi dell’Eroe dei due Mondi durante la conquista della Sicilia.

Dopo i contrasti estivi, inaspettatamente, arriva la pace fra Lombardo e Sgarbi che, il 20 agosto a Salemi, si sono stretti la mano, mentre la banda municipale festosamente intonava le note di Fratelli d’Italia. Un incontro che lo stesso Lombardo ha definito come quello avvenuto a Teano fra Garibaldi e il re Vittorio Emanuele II. E c’è di più. Ecco cosa egli dice:

«Non sono antiunitario. Tutt’altro. Sono per l’affermazione dell’Unità. Quella vera però che rende i cittadini uguali in ogni parte d’Italia sia sul piano economico che sociale. Ecco: io lotto per l’Unità del nostro Paese che non c’è stata per i primi 148 anni. Dirò di più. Io non solo non contesto l’Unità ma pretendo un’Unità che vada oltre quella politica di adesso. Noi tutti ci battiamo perché questa Unità sia anche economica, sociale, culturale» [da La Sicilia del 21 agosto 2008].



Eppure, il 18 luglio Lombardo, convinto sostenitore dell’iniziativa anti Garibaldi del sindaco di Capo d’Orlando, aveva diramato un comunicato stampa in cui spiegava i motivi del «perché non mi sento di festeggiare questi 150 anni dell’Unità d’Italia». Ma, di fronte ai finanziamenti stanziati dal governo nazionale per i festeggiamenti del 150° anniversario dell’unità d’Italia, il presidente siciliano ci ha evidentemente ripensato.

Ritornando a Vincenzo Consolo, prima di scoprire cosa disse al Corriere, vediamo chi è. Morto a Milano nel gennaio 2012, era nato nel 1933 a Sant’Agata Militello (Me). Terminati gli studi della scuola media, per frequentare il ginnasio si spostò a Barcellona dove conobbe un anarchico che era professore di veterinaria dell’Università di Messina. Questo personaggio, come Consolo confessò in un’intervista, lo aveva talmente «affascinato da diventare molto importante nella sua vita».

Una volta ottenuta la laurea in giurisprudenza presso l’università di Messina, Consolo «sentì il desiderio di lasciare l’Isola» su suggerimento di Sciascia che gli aveva apertamente detto: «Qui in Sicilia non c’è più speranza. Se io fossi più giovane e non avessi famiglia partirei anch’io». E, infatti, Consolo abbandonò la sua Terra e nel 1968 si trasferì a Milano, sua patria di adozione, dove viveva e lavorava e, qualche volta, concedeva interviste che non aveva alcun diritto di rilasciare.

Nemico storico del Movimento Indipendentista Siciliano, il prof. Consolo aveva già dichiarato nel 2001 che «l’opposizione dei contadini a questo movimento indipendentistico culmina con la storia di Giuliano, il bandito ingaggiato da questi agrari indipendentisti, che insieme alla mafia gli avevano armato la mano per fare sparare sui contadini che a Portella delle Ginestre festeggiavano il Primo Maggio».

Parte Prima [ A Salemi Lombardo incontra Sgarbi ]
Parte Seconda [ I buoni, i cattivi e i quaquaraquà ]
Parte Terza [ Scianò risponde a Consolo ]
 

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