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Giuseppe Bruno tagliato a pezzi e dato ai maiali

Uccisione Giuseppe Bruno

Giuseppe Bruno

Risolto il mistero sulla scomparsa
del tabaccaio di Villarosa (En).

Voleva riscuotere un credito ma venne rapito e ucciso.
Arrestati quattro esponenti della famiglia dei Nicosia

di Angelo Severino ©

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Fu sezionato con una motosega e poi in parte sarebbe stato dato in pasto ai maiali e in parte bruciato all’interno di un fusto metallico. Così sarebbe stato distrutto il cadavere di Giuseppe Bruno, proprietario di una rivendita di tabacchi in Villarosa (Enna) sparito il 27 maggio del 2004. A rivelarlo alla Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta è stato recentemente un collaboratore di giustizia, all’epoca diretto testimone della vicenda. È stato così possibile per gli inquirenti ricostruire tutta l’esatta dinamica del mistero della scomparsa dell’uomo, dalla sua sparizione fino alla sua orrenda morte.

Nelle prime ore di ieri, mercoledì 22 febbraio 2017, a conclusione di un’indagine investigativa (coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta e svolta congiuntamente dalla Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile di Enna e dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Enna), nell’operazione denominata “Fratelli di sangue”, è stata eseguita l’ordinanza applicativa della custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. di Caltanissetta a carico di:

Nicosia Damiano, nato a Villarosa, il 18.10.1957, ivi residente,
Nicosia Amedeo, nato a Villarosa, il 20.08.1966, ivi residente,
Nicosia Maurizio Giuseppe, nato a Enna, il 17.09.1963 e residente a Villarosa,
Nicosia Michele, nato a Charleroi (Belgio), il 18.12.1964, residente a Villarosa.

Nicosia Michele e Nicosia Maurizio Giuseppe
Nicosia Damiano e Nicosia Amedeo

Per la Procura della Repubblica nissena «a loro carico sono stati acquisiti gravi indizi di colpevolezza del delitto di associazione di tipo mafioso, con aggravanti specifiche, finalizzata a commettere omicidi, usura, traffico di sostanze stupefacenti, detenzione e porto di armi nonché ad acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o, comunque, il controllo di attività economiche».

Su Nicosia Maurizio Giuseppe e Nicosia Michele, inoltre, vi sarebbero gravi indizi che riguardano l’omicidio di Giuseppe Bruno nonché la distruzione del suo cadavere, delitti aggravati dalla modalità di tipo mafiosa.

Nel 2004 le indagini, coordinate dalla Procura di Enna, sulla scomparsa del commerciante di Villarosa, immediatamente denunciata dai suoi familiari dopo che la sua vettura era stata rinvenuta parcheggiata in prossimità dello svincolo Mulinello dell’autostrada A/19 Palermo-Catania, non permisero l’acquisizione di elementi sufficienti per risolvere il caso che venne archiviato.



Con la recente confessione del collaboratore di giustizia, il fascicolo su Bruno è stato riaperto ed è stato possibile anche accertare il movente del suo rapimento, della sua uccisone e poi della soppressione del suo cadavere. Il motivo sarebbe collegato alla violenta reazione dei fratelli Nicosia a fronte dell’intenzione manifestata loro dalla vittima di voler riscuotere un credito vantato nei loro confronti.

Per la cronaca giudiziaria, ricordiamo che i componenti della famiglia Nicosia in passato sono stati accusati di vicende delittuose correlate al traffico di stupefacenti nonché per aver agevolato la latitanza del gelese Emmanuello Daniele. Secondo gli investigatori «risultano aver ormai dimostrato la loro statura criminale prevalendo sugli uomini della tradizionale famiglia di cosa nostra assicurandosi, con la forza intimidatrice tipica dell’associazione mafiosa, il completo controllo delle attività, lecite e illecite, sul territorio di Villarosa».

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